2020 05 Ritratto: Davide Besana: “Proposi un servizio a fumetti sulla vela ma all’epoca era una follia. Oggi disegni e storie di mare hanno successo”

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Nautica in un ritratto | Davide Besana: “Proposi un servizio a fumetti sulla vela ma all’epoca era una follia. Oggi disegni e storie di mare hanno successo” Davide Besana, giornalista, scrittore, fumettista e illustratore ma in primo luogo velista, racconta come è nato il connubio tra disegno e nautica e qual è il suo rapporto con la vela

di Giuseppe Orrù

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Davide Besana è nato a Milano nel 1963 ma vive a Lerici, in Liguria. E’ un giornalista, uno scrittore, un fumettista ed un illustratore ma in primo luogo un velista. Naviga in crociera, ma soprattutto in regata in ogni stagione.

Velista autodidatta, è diventato skipper prima di avere la patente. Si è imbarcato su barche di ogni tipo, navigando con i grandi della vela, da Sicouri a Peyron, da Paul Cayard a Mauro Pelaschier. Ha vinto la Barcolana, la Millevele, la Giraglia, il trofeo Zegna, il trofeo Pirelli, il trofeo Panerai e tante altre regate.

Cresciuto in una famiglia di giornalisti, per primo ha proposto il fumetto alle testate di vela, inizialmente con un secco rifiuto dal Giornale della Vela e poi con un grande successo grazie al mensile Bolina, con cui collabora (ora saltuariamente) dal primo numero.

I suoi ultimi libri sono stati “Tontopedia Navalis”, “52 Idiozie da non fare in barca” (Nutrimenti), “Gli Yachts che hanno fatto lo Yachting” ed “Elvstrom e il suo Finn alle Olimpiadi di Napoli del 1960″ (Yachting Library). E’ autore anche di un nuovo manuale di vela, 160 pagine scritte e disegnate, al quale ha lavorato sei mesi, che sarà pubblicato a breve da Nutrimenti, un libro di cucina e uno per bambini che usciranno per le Edizioni 5 Terre.

Davide Besana, com’è avvenuto il suo incontro con la vela e con la nautica?

Mio padre, che aveva navigato un po’ con amici, quando avevo 11 anni ci portò a spasso per l’arcipelago toscano con un 28 piedi. Mi piacque moltissimo, a me che al mare mi ero sempre annoiato.

Com’è nato quel fumetto sulla Coppa America quando aveva 20 anni?

I giornali di nautica campano di pubblicità. Io ero bravo a disegnare e al Giornale della Vela mi facevano illustrare le “barche del mese”, pubblicità occulte, o, come si diceva ai tempi, “servizi redazionali”. Dopo qualche anno mi stufai e proposi un servizio a fumetti. Oggi è normale, si parla spesso di “Graphic Novels”, ma ai tempi era una follia, e il mio redattore mi disse di lasciar perdere che nessuno li avrebbe mai letti.

Nonostante la “bocciatura” di quel primo fumetto da parte del caporedattore, i suoi disegni sono invece diventati la chiave del suo successo. Quando ha capito che il pubblico aveva iniziato a condividere la sua formula: raccontare il mare in modo inedito con fumetti e acquerelli?

Il mensile “Bolina” mi ha reso noto, me ne sono accorto mese dopo mese. Il successo non è dovuto al solo fumetto, ma anche alle storie che si raccontano. I velisti hanno apprezzato dei racconti fatti da uno di loro, in cui si immedesimano.

Con un disegno e un fumetto, lei riesce a strappare un sorriso o ribadire un consiglio fondamentale per chi va per mare. Come si “progetta” una vignetta?

L’ umorismo base nasce ascoltando quel che dice la gente e disegnandola da un diverso punto di vista. La stessa cosa detta nel posto sbagliato fa ridere. Nella didattica faccio un gran lavoro di lima, per avere un rapporto immediato e memorizzabile con il lettore. La sintesi richiede una certa fatica..

Al di fuori delle sue vignette, qual è il suo rapporto con il mare?

Da casa vedo il Golfo di La Spezia e di notte il faro del Tino mi illumina la stanza. Per me il mare è una costante. Ora che sono forzatamente a terra, sogno spesso di navigare, credo che questo dica tutto.

Ho una barca, che avevo comprato nel 1986 per i miei genitori ed è rimasta a me. Un 35 piedi disegnato da Ron Holland e costruita in lamellare da Petronio e Pecarich. Ci vado a spesso nel Golfo di La Spezia, lo scorso anno sono stato in crociera in Corsica: portandola in due siamo arrivati terzi di classe alla 151 miglia, secondi alla Velacup, corsa a quattro mani con mia figlia e secondi alla Assoregata, sempre a quattro mani, ma con Rachele Fogar. Poi abbiamo vinto il trofeo Mariperman, le Vele d’epoca di Imperia e le Vele storiche di Viareggio.

Al timone del One Tonner Ojalà abbiamo vinto le regate storiche di Livorno, Argentario e Saint Tropez e siamo stati sul podio di nuovo a Les Voiles de St Tropez e Barcellona. Ho finito l’anno con un secondo posto al campionato autunnale di Carrara al timone di Low Noise e cominciato l’anno nuovo comprando assieme a due amici un Corsaire del 1969, una barca in legno di cinque metri e mezzo di cui sono stati costruiti quasi 4 mila esemplari. E’ in un prato a Bocca di Magra, che aspetta di essere varata. Se non ci fosse stata la pandemia sarebbe stato un grande anno di vela, con quattro barche da portare in regata.

Giuseppe Orrù

Foto di Claudio Colombo