ASSOCIAZIONE VELE STORICHE VIAREGGIO XII RADUNO 13-16 ottobre 2016 LIBRETTO IMBARCAZIONI

Da NAUTIPEDIA.

ASSOCIAZIONE VELE STORICHE VIAREGGIO

XII RADUNO

13-16 ottobre 2016

LE IMBARCAZIONI

Associazione Vele Storiche Viareggio

Ottobre 2016

Fondata l’8 ottobre 2005 a Viareggio, con sede presso il Club Nautico Versilia, l’Associazione Vele Storiche Viareggio si è costituita in questa città, custode di una ricca tradizione marinara e cantieristica, con l’obiettivo di valorizzare e promuovere lo spirito e la tradizione dello yachting d’epoca e del patrimonio storico e culturale che queste imbarcazioni rappresentano. L’associazione riunisce armatori, navigatori e appassionati e persegue essenzialmente le seguenti finalità: l’organizzazione e la partecipazione a iniziative e manifestazioni che promuovono la salvaguardia e il recupero delle imbarcazioni da regata, da diporto e da lavoro di valore storico; la conservazione e la divulgazione del patrimonio e delle tradizioni della marineria velica e dello yachting d’epoca e classico, anche attraverso la creazione di archivi cartacei e informatici di arte, architettura e cultura marinaresca. Su questa linea l’Associazione si dedica anche a tutte quelle attività dirette alla promozione di pubblicazioni nell’ambito della progettazione, costruzione, conservazione e navigazione delle imbarcazioni d’epoca e classiche. Fra i soci l’Associazione annovera numerosi armatori di imbarcazioni storiche. Alla sua presidenza si sono avvicendati Francesco Barthel, Enrico Zaccagni, ora Commodoro, e, dal 2015, Gianni Fernandes, con la moglie Patrizia Cioni armatore di Ilda, cutter bermudiano costruito in legno nel 1946. In occasione del suo annuale Raduno di Vele Storiche, l’Associazione attribuisce premi e riconoscimenti agli armatori e agli equipaggi che abbiano saputo valorizzare e comunicare il patrimonio storico-culturale delle loro imbarcazioni, dei progetti, dei materiali utilizzati, dei restauri eseguiti, delle regate a cui hanno partecipato e dei mari in cui hanno navigato. Sin dalla sua prima edizione il Raduno viareggino ha lanciato con successo l’iniziativa “Benvenuti a bordo”, animata con disponibilità e partecipazione da armatori ed equipaggi che accolgono a bordo delle loro barche appassionati che desiderino conoscere meglio i segreti delle vere protagoniste dell’evento: imbarcazioni di ogni ordine e misura con tante storie da raccontare. E non manca la competizione che, se gestita con attenzione, porta allegria in mare e in banchina. La preferenza è stata fino ad oggi data a regate in tempo reale. Un comitato tecnico, studiata la meteorologia, il percorso e la tipologia progettuale e costruttiva delle barche iscritte, suggerisce una suddivisione in classi e raccoglie le sfide dirette lanciate tra due o più imbarcazioni - con premi messi in palio dagli stessi equipaggi - che possono scegliere liberamente i propri avversari sulla base di propri criteri di affinità. In collaborazione con l'AIVE viene inoltre redatta una classifica per le barche stazzate CIM, mentre le veterane dell'era IOR vengono classificate secondo i compensi ORC.

ASSOCIAZIONE VELE STORICHE VIAREGGIO c/o Club Nautico Versilia, Piazza Palombari Artiglio,

Darsena Europa, 55049 Viareggio (LU) Consiglio Direttivo tel. 338 1628280 fax 055 3909992 presidente@velestoricheviareggio.org www.velestoricheviareggio.org NOTA PER GLI ARMATORI Le schede riportate nel libretto mostrano quello che ci è pervenuto dagli stessi Armatori o che abbiamo ricercato come Associazione e ricostruito. Purtroppo alcuni Armatori non ci hanno fornito le informazioni indispensabile ad attivare la nostra ricerca e quindi, al di là delle caratteristiche tecniche, la pagina riferita alla loro imbarcazione è incompleta o addirittura non è presente. Gli Armatori, nel loro stesso interesse, sono pregati di esaminare accuratamente i dati della propria barca indicati nella scheda e di segnalare eventuali difformità. Se poi avessero altre storie da raccontare…ben vengano. Grazie Il Comitato VSV


ALBELIMAR III

ex Dragonera

Lunghezza fuori tutto (m) 15.00 Anno di progetto 1977 Lunghezza in coperta (m) 15.00 Anno di costruzione 1977 Lunghezza al gall. (m) Progettista Carlo Sciarrelli Larghezza massima (m) 4.03 Cantiere costruttore Pla.Ver. - Bergamo Immersione di progetto (m) 2.20 Classe Materiale scafo Vetroresina Tipo armo Goletta Materiale struttura Vetroresina Materiale armo Alluminio Anno ultimo refitting 2014 Porto armamento Cantiere refitting Numero velico

STORIA

Alberimar III è una goletta di strallo di 50' progettata nel 1975 da uno dei massimi progettisti italiani, quale è stato Carlo Sciarrelli. Fa parte della piccola serie "Scia 50" prodotta dal cantiere Pla.Ver. Zigania di Bergamo. Il suo primo armatore, un signore toscano la fece finire in proprio e le diede il nome di Dragonera. Risulta che abbia fatto un giro del mondo, del quale ora si sta cercando di ricostruire la storia. Nell'arco della sua vita, fece base per molti anni in Toscana e Costa Azzurra, durante questo periodo, cambiò proprietà un altro paio di volte, e passò dalla prima iscrizione presso la Capitaneria di Livorno all'iscrizione successiva presso la Capitaneria di Napoli nel 2002. Durante il periodo "napoletano", fu sostituito il motore con uno più moderno e potente ed ha continuato ad essere utilizzata per crociere nel mediterraneo. Purtroppo vicissitudini dell'ultimo armatore, la portano lentamente ad una lunga inattività ed a essere trascurata, comincia cosi la sua forzata sosta nella darsena del porto di Santa Lucia a Napoli. Nel 2013, durante le regate di barche d'epoca che si effettuano annualmente a Napoli, organizzate dal Circolo Savoia, nel girovagare per banchine, viene notata da colui che poi sarebbe diventato l'attuale armatore. Ha un'aria "impolverata" e l'unica cosa che la ravviva, è una bellissima buganvillea fiorita, che le fa sfondo e la sovrasta fuoriuscendo dal muraglione della darsena. Fatta qualche domanda in giro, viene a galla la storia dell'abbandono. Terminate le regate, rientrati a casa, con Albelimar II, ex Loki, (un 6m S.I. del 1946 di Baglietto), passata l'estate, piano piano, torna a farsi viva quell'immagine della barca incorniciata dalla buganvillea, fino a quando prima del Natale non si concretizza il cambio di proprietà. A questo punto comincia la spola tra Roma e Napoli per rendere nuovamente navigante Dragonera. Nel dicembre successivo, non dopo aver tolto la lussureggiante vegetazione formatasi in almeno 4 anni di permanenza all'ormeggio, e dopo alcune riparazioni indispensabili alla navigazione, in una piovosa giornata di dicembre, l'imbarcazione partiva per il suo nuovo porto di armamento. Dopo due giorni di navigazione, non senza qualche patema d'animo, giunge a Fiumara Grande a Fiumicino, dove viene messa in secco ed iniziano i primi lavori di restauro. Nel frattempo Dragonera cambia nome e diventa Albelimar III. Nella primavera del 2014 viene nuovamente varata e da allora è tornata a navigare con soddisfazione nel mediterraneo, con un equipaggio familiare casalingo, nato e cresciuto a bordo delle Albelimar precedenti.


ANNIVENTI

ex NUOVA ERA ex PROGRESSO

Lunghezza fuori tutto (m) 27.00 Anno di progetto 1925 Lunghezza in coperta (m) 24.00 Anno di costruzione 1925 Lunghezza al gall. (m) 22.42 Progettista Giovan Battista Codecasa Larghezza massima (m) 6.00 Cantiere costruttore Cantiere Codecasa, Viareggio Immersione di progetto (m) 2.50 Classe Materiale scafo Legno a fasciame classico Tipo armo Goletta Aurica Materiale struttura Legno massello Materiale armo Legno Anno ultimo refitting 2013 Porto armamento VIAREGGIO Cantiere refitting Cantiere Del Carlo - Viareggio Numero velico

STORIA

Anniventi è una lussuosa imbarcazione da diporto nata sulle radici e sulle strutture di uno scafo tradizionale viareggino, forse il più antico ancora navigante. Fu costruita nel 1925 da Giovanni Battista Codecasa - detto Tistino - come bastimento per il trasporto di marmo e laterizi sotto il nome di PROGRESSO. Una costruzione solidissima in doppio fasciame e fittissime strutture in quercia per sopportare il gravoso carico per il quale fu progettata. Durante la seconda guerra mondiale, per salvarla, gli armatori preferirono affondarla e solo dopo il conflitto fu riportata a galla e adibita ad imbarcazione da diporto col nome di NUOVA ERA. Nel 1989 la definitiva ristrutturazione e trasformazione di Anni Venti in comoda e prestigiosa imbarcazione da diporto sono state a cura del Cantiere Francesco Del Carlo, che continua ad averne cura. Il progetto del piano velico e dell'alberatura del 1989 è dell'ing. Luca Taddei.


ARDI

ex KERKYRA II

Lunghezza fuori tutto (m) 10.70 Anno di progetto 1966 Lunghezza in coperta (m) 0.00 Anno di costruzione 1967 Lunghezza al gall. (m) 0.00 Progettista Sparkman&Stephens Larghezza massima (m) 0.00 Cantiere costruttore Abeking & Rasmussen Immersione di progetto (m) 0.00 Classe IOR One Tonner Materiale scafo Legno a fasciame classico Tipo armo Sloop 10/10 Materiale struttura Legno massello Materiale armo Legno Anno ultimo refitting Porto armamento VIAREGGIO Cantiere refitting Numero velico

STORIA

Sotto il primo nome di Kerkira II, nel 1966 fu varato per conto di Marina Spaccarelli Bulgari questo stupendo One tonner dal famosissimo cantiere di Brema Abeking & Rasmussen, a tempo per poter partecipare alla One Ton Cup. Il programma fu rispettato perfettamente e Kerkira II al comando dell'ammiraglio Straulino conquistò il terzo posto nel prestigioso campionato mondiale. Nel 1970, sempre al comando del grandissimo ammiraglio velista vinse la Giraglia over all! Oggi sotto il nome di Ardi II è una delle barche più eleganti della darsena di Viareggio e inalbera il guidone del Club Nautico Versilia.


ARTICA II

Lunghezza fuori tutto (m) 12.94 Anno di progetto 1954 Lunghezza in coperta (m) 12.94 Anno di costruzione 1954 Lunghezza al gall. (m) 9.89 Progettista John J. Illingworth Larghezza massima (m) 3.04 Cantiere costruttore Cantiere Sangermani Lavagna Immersione di progetto (m) 2.30 Classe Materiale scafo Legno a fasciame classico Tipo armo Yawl Marconi Materiale struttura Alluminio Materiale armo Legno Anno ultimo refitting 2009 Porto armamento Cantiere refitting Cantiere Pezzini - ViareggioNumero velico ITA-1364

STORIA

Artica II è una barca molto importante ed è un onore ospitarla in banchina. Il suo progetto e la conseguente costruzione furono molto innovativi e dimostrarono una grande apertura da parte della Marina Militare Italiana, che volle dimostrare una grande attenzione all'evoluzione della progettazione dello yacht. Il suo dislocamento molto leggero, solo 7 tonnellate, il timone separato dalla chiglia, strutture in alluminio e un fasciame di soli 22 mm di spessore in mogano furono caratteristiche rivoluzionarie. I suoi primi anni di regate furono densi di successi. Tra gli altri, le vittorie alla Torbay-Lisbona del 1956, alla Brest-Las Palmas nel 1958, alla Cannes-Ischia del 1960, durante le Olimpiadi di Roma, e alla Antibes-Ischia del 1963. Nel 1989 Artica II è stata sottoposta a un controllo generale e a un restauro presso i Cantieri Beconcini, e nel 2009 il cantiere Pezzini di Viareggio ha operato altri lavori di restauro e messa a punto.


BARBARA

Lunghezza fuori tutto (m) 18.00 Anno di progetto 1923 Lunghezza in coperta (m) 15.00 Anno di costruzione 1923 Lunghezza al gall. (m) 11.00 Progettista Charles Nicholson Larghezza massima (m) 3.40 Cantiere costruttore Camper & Nicholson Immersione di progetto (m) 2.10 Classe Materiale scafo Tipo armo Yawl Marconi Materiale struttura Materiale armo Anno ultimo refitting Porto armamento Cantiere refitting Numero velico

STORIA

Barbara, numero di costruzione 318 del cantiere Camper & Nicholson di Gosport fu progettata da Ernst Charles Nicholson nel 1923 per Herbert T. Hines. Costruita in maniera leggera, ma robusta con fasciame in teak e pitch pine su ossature di quercia bianca, portava un armo yawl marconi, uno dei primi esempi di imbarcazioni che davano fiducia all'avveniristico armo a vele triangolari. Nel 1926 la proprietà fu trasferita ad Harold Francis Edwards e la barca aveva il suo porto di base in Portsmouth. Harold Francis Edwards era un raffinato velista e regatante e ha posseduto numerosi yachts. Suo nipote William, anche lui ottimo regatante ci ha fornito informazioni della barca e del nonno che nel 1966 ha donato due trofei al Royal Thames Yacht Club, come premi challenge per il primo in due classi per la Round the Island Race, una regata tradizionale dell'Isola di Wight. Nel 1928 Barbara fu acquistata dal Barone Amaury de la Grange e registrata prima a Dunkerque e poi a Cannes. Il Barone fu un importante uomo politico e pubblico. Nel 1915 aveva sposato Emily Sloane, figlia di Henry T. Sloane proprietario dei grandi magazzini W and J Sloane di New York. Nel 1930 Barbara fu acquistata dal Conte Robert-Jean de Vogue, che mantenne l'ormeggio di base a Cannes fino alla fine degli anni ‘50. Nel 1930 Robert-Jean de Vogue divenne General Manager del marchio Moët and Chandon; sviluppò una eccezionale politica di marketing e nel 1936 creò il più famoso dei marchi di Champagne, Dom Pérignon. Dopo il 1960 Barbara passò di mano numerose volte ed ebbe altrettante modifiche: il piano velico fu ridotto, come accadde a molte barche i cui armatori non potevano più permettersi marinai stipendiati: il timone divenne a ruota, il bompresso molto corto, gli alberi ed i boma scorciati. Alcuni cambiamenti e restauri parziali furono effettuati anche all'Argentario e a Monfalcone. Nel 1998 Barbara in cattivo stato di manutenzione fu affidata ad Astilleros Mediterraneo per eseguire importanti lavori di recupero. Fu poi trasferita presso il Cantiere Navale Del Carlo Francesco, molto esperto in importanti restauri, per essere terminata e varata entro il 2017. Gran parte dei disegni di Barbara sono andati perduti durante l'incendio scoppiato negli archivi C&N a Gosport nel 1941, ma fortunatamente alcune tavole dei suoi piani originali sono conservati al National Maritime Museum di Greenwich e sono utili strumenti per un restauro filologico molto attento. Powered by TCPDF (www.tcpdf.org)

BUFEO BLANCO

ex LUIMA

Lunghezza fuori tutto (m) 15.56 Anno di progetto 1962 Lunghezza in coperta (m) 15.56 Anno di costruzione 1963 Lunghezza al gall. (m) 0.00 Progettista Cesare Sangermani Larghezza massima (m) 2.80 Cantiere costruttore Cesare Sangermani, Lavagna Immersione di progetto (m) 1.85 Classe Materiale scafo Legno a fasciame classico Tipo armo Cutter Marconi Materiale struttura Legno massello Materiale armo Legno Anno ultimo refitting 2006-2007 Porto armamento LE GRAZIE Cantiere refitting Cantiere Del Carlo - Viareggio Numero velico

STORIA

Progetto di Cesare Sangermani n. 138 del 1962, l'imbarcazione fu varata dall'omonimo cantiere nel 1963, con l'originario nome Luima, su commissione di Sergio Rossi, proprietario della Comau Automotive di Torino e armatore anche di White Dolphin. Fu lo stesso Sergio Rossi a cambiarne il nome in Bufeo Blanco, un delfino fluviale del Rio delle Amazzoni che si dice porti fortuna a chi lo vede. Successivamente è appartenuta all'imprenditore torinese Luigi Botto Steglia, al designer milanese Ido Minola e al notaio alessandrino Luigi Oneto. Quest'ultimo ha sottoposto la barca ad un refitting totale nel 1992 e ne ha cambiato l'armo in cutter Marconi per partecipare ai raduni di vele d'epoca - con ottimi piazzamenti negli anni 1994, 1996, 1998, 2001 e 2002 - e per veleggiare nell'arcipelago delle Isole Eolie. Ed è proprio a Salina nel 2006 l'ha rilevata l'attuale armatore Giuseppe Marino, affidandola l'anno successivo al cantiere viareggino Del Carlo e poi, nel 2013, al cantiere napoletano Palomba per importanti refitting. Imbarcazione di grande charme realizzata in legname di iroko, rovere e mogano, oggi Bufeo Blanco alza a riva i guidoni RYCCS Napoli, RORC Londra e VSV Viareggio per i quali ha ottenuto importanti risultati sportivi, tra cui i primi posti alle Vele d'Epoca di Napoli (2008 e 2010), al raduno delle Vele Storiche di Viareggio (2011), al Trofeo Accademia Navale di Livorno (2012), alla Barcolana Classic di Trieste (2012), al Trofeo Panerai delle Vele d'Epoca di Napoli (2013) ed alla Monaco Classic Week (2013). Partecipa regolarmente ai raduni di vele d'epoca e veleggia in tutto il Mediterraneo con i suoi cinquant'anni ben portati. Powered by TCPDF (www.tcpdf.org)

CAPITAN LIPARI

ex DONNA MICHELA

Lunghezza fuori tutto (m) 23.00 Anno di progetto 1946 Lunghezza in coperta (m) 0.00 Anno di costruzione 1947 Lunghezza al gall. (m) 0.00 Progettista Veronese-Castellini Larghezza massima (m) 4.64 Cantiere costruttore Cantieri Navali di Recco Immersione di progetto (m) 3.05 Classe Materiale scafo Tipo armo Ketch Marconi Materiale struttura Materiale armo Legno Anno ultimo refitting 1991-1994-1999 Porto armamento VIAREGGIO Cantiere refitting Cantiere Del Carlo - Viareggio Numero velico

STORIA

Questo ketch si ispira a un progetto precedente al conflitto mondiale, rielaborato da Bruno Veronese e dall'ing. Castellini del Cantiere di Recco, dove viene costruito nell'immediato dopoguerra. Testimonianze orali e fotografie fanno datare il varo al 1947. L'opera viva fu costruita in quercia di Tizzano, bosco ligure noto per la particolare lunghezza e robustezza dei corsi di fasciame ricavabili dai tronchi delle sue querce. L'opera morta è stata realizzata in pino marittimo, gli interni in ciliegio. Lavori di restauro effettuati negli anni '90 hanno portato alla ricostruzione del ponte in teack e degli alberi in Douglas. Dileguatosi il suo primo committente - un banchiere francese - la barca rimase per qualche tempo in attesa di un acquirente e venne poi comprata dal conte Giorgini di Firenze, che la battezzò Donna Michela. Nei primi anni 60 viene ceduta all'Istituto Nautico di Carloforte, in Sardegna, diventandone nave scuola intitolata al Comandante Lipari, fondatore dell'Istituto nel 1906. Nel 91 viene acquistata dall'attuale armatore che ne commissiona al Cantiere del Carlo di Viareggio il completo restauro, al fine di riportarla il più possibile vicina al progetto originale. Investita nel '95 da una fortissima burrasca durante una traversata tra la Sicilia e le coste Nord Est della Sardegna, è vittima di disalberamento. Fa quindi ritorno a Viareggio, sua attuale sede, dove - ad opera di Attilio Pezzini - vengono ricostruiti i due alberi e ripristinata tutta l'attrezzatura. Capitan Lipari naviga attualmente in Mediterraneo, partecipando assiduamente ai raduni per barche d'epoca. Powered by TCPDF (www.tcpdf.org)

CAPRICIA

Lunghezza fuori tutto (m) 22.50 Anno di progetto 1963 Lunghezza in coperta (m) 0.00 Anno di costruzione 1963 Lunghezza al gall. (m) 0.00 Progettista Sparkman & Stephens Larghezza massima (m) 5.00 Cantiere costruttore Bengt Plym Svezia Immersione di progetto (m) 3.50 Classe Materiale scafo Tipo armo Yawl Marconi Materiale struttura Materiale armo Anno ultimo refitting Porto armamento Cantiere refitting Numero velico

STORIA

Capricia fu costruita e varata nel 1963 nei cantieri Bengt-Plym, in Svezia, su disegno del prestigioso studio di progettazione di barche a vela Sparkman & Stephens di New York. Di proprietà di Einar Hansen di Malmoe (Svezia), nell'anno del varo la barca si classificò al primo posto in tempo reale nella Regata del Fastnet, nel New York YC Trophy Race, e nella Britannia Cup. Nel 1971 venne acquistata dalla famiglia Agnelli, che affidò allo stesso studio di progettazione una radicale modifica degli interni, comprendente la realizzazione di un bagno con vasca. Nel gennaio del 1993 è stata donata alla Marina Militare dalla Fondazione Agnelli; da allora Nave Capricia è destinata alla formazione ed all'addestramento marinaresco degli allievi dell'Accademia Navale. Powered by TCPDF (www.tcpdf.org)

CHAPLIN

Lunghezza fuori tutto (m) 16.75 Anno di progetto 1973 Lunghezza in coperta (m) 0.00 Anno di costruzione 1974 Lunghezza al gall. (m) 14.50 Progettista Carlo Sciarrelli Larghezza massima (m) 4.25 Cantiere costruttore Cantiere Sangermani Immersione di progetto (m) 2.25 Classe Materiale scafo Legno a fasciame classico Tipo armo Cutter Marconi Materiale struttura Legno massello Materiale armo Legno Anno ultimo refitting Porto armamento Cantiere refitting Numero velico

STORIA

Costruzione numero 191 del Cantiere Sangermani, Chaplin fu disegnata nel 1973 da Carlo Sciarrelli per la famiglia Novi. Il nome fu scelto da Giovanni Novi con un gioco di parole sul cognome della moglie Nucci che si chiamava Cappellini. Con molte partecipazioni a prestigiose regate e la vittoria con record della Giraglia nel 1988, Chaplin è sempre rimasto della famiglia Novi. Personalità di spicco delle grandi istituzioni della vela mondiale e per oltre 30 anni al comando della sua imbarcazione nel corso di numerosissime stagioni di regate, Nucci Novi ha insieme al marito voluto cedere il suo amato Chaplin alla Marina Militare Italiana l'11 gennaio 2008, solo un mese prima della sua scomparsa. Elegante, comoda e veloce, Chaplin è un esempio di un cruiser-racer tutto italiano. Nel 1989 ha vinto il Trofeo "Dipartimento Alto Tirreno" nel gruppo B I Classe e oggi partecipa a tutti i principali raduni per barche d'epoca. Nel 2009 ha vinto il Campionato CIM nel 2009 sotto il comando del Capitano di Vascello Bruno Puzone. Powered by TCPDF (www.tcpdf.org)

CHOCOLAT

Lunghezza fuori tutto (m) 6.98 Anno di progetto Lunghezza in coperta (m) Anno di costruzione 2004 Lunghezza al gall. (m) Progettista Mortain & Mavrikios Larghezza massima (m) 2.51 Cantiere costruttore Frank-Roy - La Rochelle Immersione di progetto (m) 1.60 Classe Materiale scafo Vetroresina Tipo armo Sloop Materiale struttura Materiale armo Anno ultimo refitting Porto armamento Cantiere refitting Numero velico

STORIA

Chocolat è un esemplare della serie Solenn costruita dal cantiere bretone Frank-Roy a La Rochelle. Progettato dagli architetti Mortain e Mavrikios con un aspetto classico e costruita con finiture in mogano e ponte in teak, in realtà è una barca assolutamente moderna e assai performante. Un piccolo Spirit of Tradition con una carena modernissima, deriva mobile asservita ad una pompa idraulica con motore elettrico per essere manovrata rapidamente in qualsiasi condizionie. Due pale di timone inclinate per la massima efficienza, un bel piano velico semplice ed efficiente unito ad una grande stabilità lasciano ipotizzare ottime velocità in un ampio range di condizioni. Vele Storiche Viareggio ne riconosce l'ispirazione a piccole imbarcazioni del passato. Powered by TCPDF (www.tcpdf.org)

COPPELIA

Lunghezza fuori tutto (m) 9.80 Anno di progetto 1951 Lunghezza in coperta (m) 9.80 Anno di costruzione 1951 Lunghezza al gall. (m) 0.00 Progettista John Tew Larghezza massima (m) 1.80 Cantiere costruttore Newman&Son Immersione di progetto (m) 1.90 Classe Materiale scafo Legno a fasciame classico Tipo armo Cutter Marconi Materiale struttura Legno massello Materiale armo Legno Anno ultimo refitting Porto armamento Cantiere refitting Numero velico 695

STORIA

Coppelia è una piccola barca molto originale. In coperta e nel suo interno ci sono dettagli caratteristici della sua epoca e della sua costruzione. Il progetto di Coppelia ha legami culturali con famosi progetti di Laurent Giles da cui John Tew è affascinato. La classe RNSA 24 piedi nata nel 1947 e divenuta famosa con Minx of Malham, Samuel Pepys e Blue Disa che nel 1949 ottennero grandi risultati al Fastnet, ne ispira la dimensione, ma la filosofia e l'aspetto pagano un rispettoso tributo ai Vertue e a Wonderer. Powered by TCPDF (www.tcpdf.org)

DANAE

Lunghezza fuori tutto (m) 16.94 Anno di progetto 1954 Lunghezza in coperta (m) 0.00 Anno di costruzione 1955 Lunghezza al gall. (m) 0.00 Progettista Illingworth & Primerose Larghezza massima (m) 0.00 Cantiere costruttore Cantiere Sangermani, Lavagna Immersione di progetto (m) 0.00 Classe Materiale scafo Tipo armo Yawl Marconi Materiale struttura Materiale armo Legno Anno ultimo refitting 2005 Porto armamento VIAREGGIO Cantiere refitting Cantiere Del Carlo - Viareggio Numero velico

STORIA

Nel 2002 il due alberi Danae è stato oggetto di un importante restauro effettuato presso il cantiere navale Francesco Del Carlo di Viareggio, specializzato nel recupero di imbarcazioni d'epoca e classiche. Fra gli interventi eseguiti, lo smantellamento della vecchia coperta in teak, la ricostruzione dei trincarini e di gran parte dei bagli in legno di acacia. Il nuovo ponte è oggi composto da doghe di teak dello spessore di 15 millimetri, posato su due strati di compensato marino dello spessore di 10 millimetri l'uno. Le condizioni in cui versava l'imbarcazione hanno imposto anche la parziale sostituzione del fasciame in corrispondenza delle lande, la ricostruzione del pozzetto, delle fiancate della tuga e il rifacimento dell'impianto elettrico. L'armatore bresciano di Danae ha impiegato l'imbarcazione soprattutto per navigazioni nel Mare Tirreno. Powered by TCPDF (www.tcpdf.org)

EILEAN

Lunghezza fuori tutto (m) 26.00 Anno di progetto 1936 Lunghezza in coperta (m) 21.94 Anno di costruzione 1937 Lunghezza al gall. (m) 0.00 Progettista William Fife III Larghezza massima (m) 0.00 Cantiere costruttore Fife, Fairlie, Scozia Immersione di progetto (m) 0.00 Classe Materiale scafo Tipo armo Ketch Marconi Materiale struttura Materiale armo Legno Anno ultimo refitting 2006-2009 Porto armamento Viareggio Cantiere refitting Cantiere Del Carlo - Viareggio Numero velico

STORIA

Nel 1936 i giovani fratelli Robert e James Vandalle Fulton ordinarono all'anziano William Fife III una nuova barca Eilean di 72' in coperta. La famiglia Fulton, ed in primis Louis Vandalle erano grandi appassionati di yachting e di mare. È nel 1929 che Louis fece costruire da Fife la sua prima Eileen, successivamente ribattezzata Belle Aventure, un ketch di 26 metri in coperta. Poi, per divertirsi con una barca più leggera i due figli ordinarono a Fife Eileen II, uno snello cutter marconi di 18 metri. Fu quindi la volta del ketch Eilean. I nomi Eileen e Eilean in gaelico significano Piccola Isola, e si ritrovano anche in altre barche non possedute dalla stessa famiglia e non progettate da Fife. Eilean nasce col numero di costruzione 822 e questo ci spiega molto sull'esperienza del cantiere e del terzo progettista dello stesso nome. Lo yacht è un capolavoro da tutti i punti di vista: fine al galleggiamento, ma piuttosto larga sul piano di coperta con la sezione maestra un po' arretrata rispetto alla media delle imbarcazioni britanniche anteguerra e mostra il chiaro rapporto dialettico professionale del raffinato progettista scozzese con i grandi progettisti americani, e sicuramente le esperienze di innumerevoli imbarcazioni da regata - J class inclusi - e da crociera d'altomare. L'imbarcazione fu costruita nel migliore Teak di Birmania su strutture di acciaio per renderla infinitamente robusta e più leggera di una costruzione con ossature in legno. I suoi interni erano sobri e eleganti e molto marini, così come voluti da una famiglia di appassionati di mare. La versione più spinta di Eilean fu Latifa , varata nel 1936, molto simile come dimensioni e linee d'acqua, ma più sportiva, che partecipò a numerossissime regate e le riviste nautiche tra la fine degli anni 30 e gli anni '50 sono dense di citazioni. Eilean partecipò a poche regate e purtroppo i due fratelli Fulton non poterono godersi a lungo la loro splendida nuova barca neppure in lunghe crociere perché, partiti in guerra in marina al comando di unità navali, morirono entrambi nel 1939. Lo yacht passò di mano molte volte nella sua vita. Il suo penultimo proprietario, sicuramente colui che più di tutti gli altri le si è dedicato totalmente è John Shearer, un architetto francese nato in Africa, con legami in Scozia e base ad Antigua nel Mar Dei Caraibi. Grandissimo navigatore ha traversato molte volte l'Atlantico, anche in solitario. Nei primi anni '80 ha dato inizio a importanti lavori di restauro sulla barca, quali la sostituzione di ordinate corrose. Purtroppo John non è stato poi in condizione di portare a termine i lavori costosi e impegnativi e ogni anno la barca ha preso progressivamente a deteriorarsi. Nel 2007 il prestigioso yacht, ormai in condizioni disastrose, è stato acquistato da Officine Panerai che, dopo averne organizzato il trasporto in Italia via nave, ne ha commissionato il restauro totale al Cantiere Francesco Del Carlo, che ha dimostrato ancora una volta le sue grandi qualità. Lo yacht è stato presentato alle autorità ed al mondo nautico il 22 ottobre 2009 nell'Arsenale navale di La Spezia. Powered by TCPDF (www.tcpdf.org)

ENRIMAR

Lunghezza fuori tutto (m) 7.50 Anno di progetto 1969 Lunghezza in coperta (m) 0.00 Anno di costruzione 1970 Lunghezza al gall. (m) 6.00 Progettista Angelo Ricci Larghezza massima (m) 0.00 Cantiere costruttore Giorgio Maggiani - Alessandro Valdettaro Immersione di progetto (m) 0.95 Classe Materiale scafo Compensato Marino Tipo armo Sloop 3/4 Materiale struttura Legno massello Materiale armo Legno Anno ultimo refitting Porto armamento Le Grazie Cantiere refitting Numero velico

STORIA

Il progetto nasce dal rilievo di una fotografia di una barca con scafo a spigolo notata su una rivista francese: ricavate approssimativamente le misure dalla fotografia venne redatto il progetto dal disegnatore e maestro d'ascia graziotto Angelo Ricci che all'epoca disegnava gozzi, pescherecci, barche da palio, barche a vela. La costruzione della barca venne avviata nel piccolo laboratorio artigianale di Alessandro "Sandro" Valdettaro e durò circa un anno. Per poter far uscire la barca ultimata dalla porta del laboratorio di Via Libertà alle Grazie fu costruita una sella in legno al fine di inclinare la barca e ridurre l'ingombro, furono inoltre smontate le spalline in pietra arenaria del portone. La tuga della barca venne montata all'esterno. Lo stampo della chiglia fu costruito in legno d'abete e portato presso la fonderia Mordaci della Spezia dove fu realizzata la colata in ghisa sotto la direzione del capo fonderia Carlo Mori. Il varo avvenne alle Grazie con l'ausilio della vecchia mancina a mano che si trovava sulla calata di Ria. Nel 1989 è stato sostituito l'albero originale in douglas con un nuovo albero in silver spruce disegnato da Ugo Faggioni, assemblato nel cantiere navale Argo dal maestro d'ascia Sergio Bello e ultimato da Giorgio Maggiani presso il cantiere navale Tomaso di Savoia in quanto durante la costruzione il cantiere Argo fu venduto. La barca è da sempre ormeggiata alle Grazie, in passato ha fatto crociere estive in Corsica, Capraia e all'isola D'Elba. Per molti anni fu utilizzata come "barca giuria" per le regate organizzate nel golfo della Spezia dalla Società Sportiva Forza e Coraggio. Powered by TCPDF (www.tcpdf.org)

ESTELLA

Lunghezza fuori tutto (m) 13.70 Anno di progetto 1945 Lunghezza in coperta (m) 13.70 Anno di costruzione 1946 Lunghezza al gall. (m) 0.00 Progettista Rikus Van De Stadt Larghezza massima (m) 3.50 Cantiere costruttore Cantiere Lino Puia, Pola Immersione di progetto (m) 2.20 Classe Materiale scafo Legno a fasciame classico Tipo armo Ketch Marconi Materiale struttura Legno massello Materiale armo Legno Anno ultimo refitting 1996-1997 Porto armamento VIAREGGIO Cantiere refitting Cantiere Del Carlo - Viareggio Numero velico

STORIA

Estella fu varata a Pola nel 1946, nel cantiere del maestro d'ascia Lino Puia. Il disegno è del grande progettista olandese Ericus Van de Stadt. La barca, dotata di ottime qualità marine, fu costruita in larice su strutture di rovere, come molte imbarcazioni realizzate in Istria e nel Nord Est italiano. Sul ponte il Pitch Pine originario venne successivamente sostituito dal teak, più duraturo nel nostro clima. Nei primi anni 50 si trova a Genova al porticciolo Duca degli Abruzzi, dove - in un evento straordinario - affonda in banchina. Riportata a galla, nel 1963-64 partecipa a regate che si corrono sotto il regolamento RORC. E' iscritta al YC Tigullio ed è di proprietà dei signori Barbini di Milano. Alla fine degli anni 60 la troviamo prima a La Spezia, trascurata per alcuni anni, e poi, nei primi anni 70, ad Anzio. Di proprietà di Carlo Belenghi, noto skipper professionista negli anni '80, fa il suo ingresso ufficiale tra le barche d'epoca nelle prime manifestazioni in Sardegna. Nel 1996, grazie all'attuale armatore, Estella viene sottoposta a una ristrutturazione e a un completo restauro presso il Cantiere Francesco del Carlo a Viareggio. Tra l'inverno e la primavera 2010 torna da Del Carlo dove è oggetto di una vasta operazione di controllo e manutenzione straordinaria dalla quale esce in splendida forma. Powered by TCPDF (www.tcpdf.org)

FAMALU'

Lunghezza fuori tutto (m) 15.95 Anno di progetto 1956 Lunghezza in coperta (m) 15.95 Anno di costruzione 1956 Lunghezza al gall. (m) 13.10 Progettista Jack Laurent Giles Larghezza massima (m) 3.79 Cantiere costruttore Gino D'Este, Venezia Immersione di progetto (m) 2.70 Classe Materiale scafo Legno a fasciame classico Tipo armo Motorsailer Materiale struttura Legno massello Materiale armo Legno Anno ultimo refitting 2011 Porto armamento Santa Margherita L Cantiere refitting M.Mauro Balanzoni Numero velico

STORIA

La storia del Famalù è molto particolare, narra il suo appassionato proprietario "perché il cantiere veneziano Gino d'Este era uno squero con neanche dieci metri di superficie coperta... La barca è stata così costruita mezza dentro e mezza fuori, quasi per scommessa, nel lontano 1956. E' poi passata nelle mani di diversi proprietari, quando circa 15 anni fa l'ho incontrata...". Famalù è un motorsailer molto comodo armato a cutter - trinchetta bomata auto virante - dotato di un buon apparato motore perkins da 130 CV e di due comode cabine una a poppa e una a prua... massima privacy -

servite dal proprio bagno, un bel quadrato con ampia finestratura, tuga alla Giles, e una dignitosa cabina con

servizi per il marinaio sita a tutta prora. Come altri motorsailer di Giles, Famalù - derivata dalla più piccola classe Donella, numero di progetto di Giles 287 - è una barca molto marina, abbastanza invelata da procedere a vela non appena il vento supera il regime di brezza leggera, e dimostrare la bontà delle linee d'acqua e di una carena studiata da un grandissimo ingegnere navale. La sua prua alta e fiera e lo specchio di poppa sono altri particolari distintivi della progettazione di Giles. Powered by TCPDF (www.tcpdf.org)

GIOCONDA

Lunghezza fuori tutto (m) 10.50 Anno di progetto 1969 Lunghezza in coperta (m) 0.00 Anno di costruzione 1973 Lunghezza al gall. (m) 0.00 Progettista Olin Stephens n.2008 Larghezza massima (m) 3.05 Cantiere costruttore Cantiere navale 71- Castiglione della Pescaia Immersione di progetto (m) 0.00 Classe IOR Materiale scafo Vetroresina Tipo armo Sloop 10/10 Materiale struttura Vetroresina Materiale armo Alluminio Anno ultimo refitting Porto armamento Cantiere refitting Numero velico

STORIA

L'Impala 35, nato nei primi anni 70 da un progetto di Olin Stephens (progetto n°2008), è uno sloop di vetroresina adatto alla navigazione d'altura. Si tratta del primo scafo in vetroresina del Cantiere Navale 71 di Castiglione della Pescaia (GR), con il quale la navigatrice Ida Castiglioni partecipò nel 1976 alla regata transatlantica Ostar. Gioconda è stata varata nel 1973. Appartiene allo stesso proprietario dal 1996, ed è ormeggiata presso la Viareggio Porto. Nel corso degli anni è stata sottoposta regolarmente ad interventi di manutenzione e restauro, alcuni effettuati dal cantiere Tomei di Viareggio, al fine di mantenerne inalterate le caratteristiche tecniche ed estetiche. Il motore è del 2011. Negli anni 2000 ha riportato eccellenti risultati in numerose regate in Mar Ligure nell'alto Tirreno. Powered by TCPDF (www.tcpdf.org)

GOMETRA

Lunghezza fuori tutto (m) 13.40 Anno di progetto Lunghezza in coperta (m) Anno di costruzione 1925 Lunghezza al gall. (m) 8.70 Progettista Alfred Mylne Larghezza massima (m) 2.70 Cantiere costruttore Bute Slip Dock - Scozia Immersione di progetto (m) 1.80 Classe Materiale scafo Legno a fasciame classico Tipo armo Sloop Marconi Materiale struttura Materiale armo Legno Anno ultimo refitting 2015 Porto armamento Viareggio Cantiere refitting Carlo Ambrosetti Numero velico A5

STORIA

Progetto n° 308 di Alfred Mylne, Gometra fu commissionata dall'Ammiraglio James Farie nel 1925 per le acque costiere britanniche. Il nome è quello di un piccolo isolotto al largo di Mull. Ha iniziato la sua carriera agonistica nelle regate di Firth of Clyde con base a Port Bannatyne. Nel 1928, durante la West Highland Race a Inverary l'ammiraglio rimasto vedovo ha incontrato la sua seconda moglie e nel 1930 con Gometra hanno navigato verso sud prima a Falmouth in Cornovaglia e successivamente a Lymington nell’Hampshire. Gometra fu quindi acquistata dal tenente William Blaine Luard, un velista di talento, navigatore e scrittore che ne ha elogiato le virtù veliche nel suo libro "Where The Tides Meet". Successivamente divenne di Leonard Reynolds che la trasferì a Bangor, Gwynedd, nello Stretto di Manai. Fu probabilmente in questo periodo che furono fatte alcune modifiche e le sue fiancate furono portate dal blu originale al bianco. Nel 1939 ai tempi di proprietà di James F. Lang la Seconda Guerra Mondiale colse Gometra in Scozia, ma quando la Norvegia venne attaccata dai nazisti il suo destino divenne chiaro. Fu scelta per trasportare al sicuro in Canada le riserve d'oro della Corona Norvegese. Venne caricata sul cargo Bra Kra con il suo equipaggio in stand-by per poter proseguire a vela verso la salvezza nel caso il cargo fosse stato affondato dagli U-Boot! Ad Halifax, compiuto il suo dovere e portato il prezioso carico fuori dalla portata di Hitler, fu comprata dal Commodoro del Royal Yacht Squadron Nova Scotia Ernes Allison Bell e ricominciò a guadagnare la lode di molti appassionati di vela tra cui Charles Rawlings. Quest'ultimo con l'aiuto dello skipper della barca, l'architetto navale William J. Roué, ricostruì la travagliata storia di Gometra per la rivista Yachting Magazine nel 1941. Dopo la guerra l'imbarcazione fu acquistata da Gus Ortengren e fece il suo viaggio terrestre verso la costa ovest con le Canadian Pacific Railway. Nel 1951 è di proprietà di Kenneth Glass che la sottopone ad un importante restauro. E' stato durante questo periodo che nel 1952 l'architetto navale Ben Seaborn disegnò il nuovo piano velico e restituì lo scafo al suo originario blu profondo. Rilevata nel 1954 da Elmer Palmer, Gometra ha passato molti anni felici come ammiraglia del Royal Vancouver Yacht Club, partecipando annualmente a diverse regate conseguendo buoni risultati. Spesso in queste occasioni erano ospiti a bordo alti dignitari e ospiti illustri. Elmer Palmer la vendette nel 1968 ad Alec Manson che la mantenne al Royal Vancouver Yacht Club; la barca continuò a cambiare armatori fino al 1976 quando fu aquistata dallo scozzese David Millis che partecipa nel 1976 alla regata transpacifica Victoria-Maui, 2.300 miglia dal Canada alle Hawaii. Nel 1978 Gometra torna a prendere parte alle Swiftsure races, da quel momento comincia una piccola odissea tra Canada, Hawaii e California che la porta fino alle acque del Messico. Nella sua nuova base a Baja California, ha continuato ad attirare sguardi ammirati e a trionfare nella regata di casa, la Bandaras Bay International Regatta. I problemi di salute del proprietario costringono l'imbarcazione a una pausa di alcuni anni ed è nel buco nero di La Paz, "Port of Illusions" che Molly Holt fa la sua conoscenza. Dopo un anno di lavori, nonostante le interruzioni dovute agli uragani Ignacio e il più pesante Marty, grazie all'aiuto dell'amico Yohan, Molly assieme ai due figli Ishbel e Arran, al fedele cane sono pronti a partire con Gometra sul Mar di Cortez. Da quel momento la barca ha navigato in crociera per circa 2500 miglia lungo le coste del Messico, del Guatemala e di El Salvador. Nel 2006 Gometra è stata riportata in Europa a Tolone via cargo, da qui ha poi navigato fino a Nizza dove ha incontrato il nuovo colto e appassionato armatore che ha dato inizio a un profondo meraviglioso restauro, anticipato e documentato dallo studio approfondito e dalla tesi di Laurea del figlio Andrea. Powered by TCPDF (www.tcpdf.org)

ILDA

ex CIUMBIN-OREADE

Lunghezza fuori tutto (m) 11.20 Anno di progetto 1946 Lunghezza in coperta (m) 11.20 Anno di costruzione 1946 Lunghezza al gall. (m) 10.00 Progettista William Atkin Larghezza massima (m) 2.90 Cantiere costruttore Cantiere La Ligure Carpenteria Immersione di progetto (m) 2.00 Classe Materiale scafo Legno a fasciame classico Tipo armo Cutter Marconi Materiale struttura Legno massello Materiale armo Legno Anno ultimo refitting 2003 Porto armamento VIAREGGIO Cantiere refitting Cantiere Del Carlo - Viareggio Numero velico ITA 4983

STORIA

Ilda fu costruita a Recco nel 1945 - e varata col nome di Ciumbin l'anno successivo - dall'allora proprietario del cantiere La Ligure di Carpenteria Mario Traverso su commissione dell'amico Paolo Dufour. Lo scafo ha fasciame e ordinate di pitch pine e ponte in teak. La poppa si ispira a quelle disegnate da Colin Archer, con timone a barra esterno incernierato sul dritto subito sotto il galleggiamento che arriva fino alla chiglia. Il pescaggio è di 2 m per un dislocamento di 14 tonnellate. Albero e boma sono in legno di larice. Dalle informazioni rintracciate a tutt'oggi, risulta che furono costruiti due scafi perfettamente identici. Gabriella, dello stesso Traverso, negli anni '60 fu ribattezzato Oreade dal nuovo armatore. Dopo la morte di quest'ultimo purtroppo la barca fu lasciata in completo abbandono e infine fu demolita negli anni 90. Il cantiere ha successivamente varato anche San Raffaele, una terza gemella di cui gli attuali armatori di Ilda hanno trovato traccia agli inizi degli anni 80 alla Maddalena con il nome di Fat El Bar. E' presumibilmente negli anni 50 che Ciumbin di Dufour prese il nome di Ilda. In origine il suo ponte aveva due osteriggi, uno più grande a poppa dell'albero e l'altro più piccolo a prua. L'armo era quello classico del cutter con bompresso. Non se ne hanno notizie certe, ma la barca fu venduta negli anni 50 e il nuovo armatore apportò alcune modifiche sostanziali che l'hanno portata a quello che è l'aspetto attuale. Gli osteriggi furono sostituiti da un'unica tuga, costruita nella parte superiore in lamellare e quindi ricoperta con tela e vetroresina. Vennero aggiunti i candelieri a formare la battagliola ed il pulpito di prua in acciaio. Fu eliminato il bompresso e rifatto un nuovo albero più lungo dell'originale che però necessitò, per garantirne la stabilità, dell'aggiunta di due pani in piombo che furono applicati ai lati della chiglia. Furono anche costruiti gli interni in legno di mogano, in quanto fino ad allora la barca era stata utilizzata solo per la regata. Ilda fu anche dotata di un motore piuttosto potente per l'epoca, un Fiat Buriolo di 35 cavalli. Nel 1976 Ilda diventa la barca della famiglia degli attuali proprietari, diventando per nonni, figli e nipoti la compagna di indimenticabili crociere. Tre generazioni che nel corso degli anni hanno provveduto con amore a mantenerla navigante e in buone condizioni e che da subito si sono appassionate alla ricerca di indizi che permettessero di ricostruirne il progettista, la storia e le trasformazioni, che già appaiono evidenti in alcune foto scattate a metà degli anni 60 proprio nelle acque di Viareggio. Ma è stato solo molto recentemente, grazie all'incontro con l'ultimo mastro d'ascia ancora vivente a Recco, il gagliardo 85enne Angelo Rosaguta, che documenti originali appartenuti al mastro d'ascia costruttore e capo cantiere della Ligure di Carpenteria Pietro Passalacqua, hanno permesso di identificare l'ispirazione progettuale dell'imbarcazione. Tra questi due pagine di Motor Boating, rivista degli anni 30 che quasi mensilmente pubblicava disegni del progettista americano William Atkin, che riportavano una barca di 37 piedi e 6 pollici con poppa a canoa, e un lucido che ricalcava il progetto originale. Questi elementi lasciano immaginare che Mario Traverso - volendo costruire per se una barca di medie dimensioni, che navigasse bene a vela e fosse manovrabile anche con equipaggio ridotto - abbia trovato quello che corrispondeva alle sue esigenze su una rivista di yachting e abbia incaricato Passalacqua di realizzarla. Questi aveva reinterpretato il progetto di Atkin mantenendo inalterate le linee e le dimensioni dello scafo, ma armandola a cutter anziché a ketch come l'originale. William Aktin (1882-1962) ha realizzato nella sua vita oltre 800 progetti di barche, dai 10' fino ai 46' ma quelle che più hanno influenzato la sua carriera sono state le cosiddette double-ender, barche con la prua simile alla poppa, caratteristica questa di tutte le barche progettate dal più famoso Colin Archer. I primi restauri di Ilda sono stati eseguiti nel '77 dal Cantiere Romoli di Livorno con il rifacimento del calafato e la gommatura del ponte in teak. Negli anni a seguire, il vecchio pulpito di poppa, ancora in ferro, è stato sostituito con uno nuovo e di diverso disegno in acciaio inox, sono stati sostituiti anche i verricelli ed infine il doppio strallo ha lasciato il posto ad uno strallo cavo con rollafiocco. Nel 1982 anche il vecchio motore è stato sostituito. Per arrivare ai giorni nostri, il restauro vero e proprio è avvenuto nel 2003 ad opera del cantiere di Francesco del Carlo di Viareggio. L'arte e la capacità dei suoi maestri d'ascia hanno ridonato a Ilda la sobrietà e l'eleganza delle sue linee, senza niente togliere al suo aspetto originario. Il vecchio ponte in teak è stato completamente rimosso, sono stati sostituiti gran parte dei bagli, sui quali sono stati fissati due strati di compensato marino che hanno fatto da base per la nuova coperta in teak. Il trincarino e la falchetta sono stati ricostruiti e anche le linee dei paraonde nel pozzetto sono state leggermente modificate. Durante le regate del Trofeo Accademia Navale e città di Livorno del 2010, Ilda ha rotto l'albero in un colpo di vento. Fortunatamente senza danni alle persone. I suoi armatori hanno immediatamente commissionato al Cantiere Francesco Del Carlo un nuovo albero-e anche un nuovo boma - che sono stati costruito col miglior silver spruce dell'Alaska. Nuove ferramenta sono state progettate e costruite da Gabriele Lami e da giugno 2010 Ilda è tornata in mare più bella di sempre. Powered by TCPDF (www.tcpdf.org)

ISMAELE

Lunghezza fuori tutto (m) 13.52 Anno di progetto 1967 Lunghezza in coperta (m) 0.00 Anno di costruzione 1969 Lunghezza al gall. (m) 145.10 Progettista Sparkman&Stephens Larghezza massima (m) 3.66 Cantiere costruttore Cantiere Benello - Livorno Immersione di progetto (m) 2.10 Classe IOR Materiale scafo Vetroresina Tipo armo Materiale struttura Vetroresina Materiale armo Alluminio Anno ultimo refitting 2002-2008 Porto armamento Viareggio Cantiere refitting Cantiere Tomei - Viareggio Numero velico ITA 4878

STORIA

Ismaele nasce dal progetto N° 1930 del 1967 di Sparkman and Stephens studiato per il cantiere Benello di Livorno. La barca fa parte del primo lotto di Freja e viene varata nel 1969. Per la sua costruzione è stato utilizzato sandwich con airex fra i due strati di vetroresina sia per lo scafo che per la coperta. Dopo un breve periodo di regate e di ottimi risultati, la barca passa nelle mani del professor Vecchioni, che per circa 25 anni la utilizza per crociere familiari. L'attuale armatore l'acquista nel 2004 e affronta un restauro molto profondo durato cinque anni presso i cantieri Tomei di Viareggio. Vengono rifatti tutti gli impianti, rivisti gli interni in modo conservativo, controllato scafo e coperta, con un ottimo risultato sia estetico che di contenuto. Attualmente Ismaele, nella stessa livrea azzurra di quando fu varata, si sente ancora giovane e vigorosa. Nella stagione 2009 ha regatato nella classe libera e, grazie allo skipper Graziano Musetti e all'equipaggio formato dal Comandante Fabrizio Ratto-Vaquer e dagli uomini della Capitaneria di Porto di Viareggio, ha conquistato il primo posto in classifica nel Campionato Toscano di questa categoria. Da allora ha sempre un equipaggio formato dalla Capitaneria di Porto di Viareggio. Powered by TCPDF (www.tcpdf.org)

KALLEFJONKEN

ex ROSKARLEN

Lunghezza fuori tutto (m) 9.43 Anno di progetto 1970 Lunghezza in coperta (m) Anno di costruzione 1982 Lunghezza al gall. (m) Progettista Carl Anderson Larghezza massima (m) 7.50 Cantiere costruttore Vindo Marin, Notesund Immersione di progetto (m) 1.40 Classe Materiale scafo Vetroresina Tipo armo Materiale struttura Materiale armo Alluminio Anno ultimo refitting Porto armamento Marina di Scarlino Cantiere refitting Numero velico 617

STORIA

Kallefjonken, nata col nome di Roskarlen, è una ottima piccola barca da crociera della fortunata serie dei Vindö 40, un progetto del 1970 di Carl Anderson. Dal 1970 ne furono costruite 650 di cui l'ultima è del 1982; Kallefjonken ha il numero di costruzione 617. Il cantiere Vindo è uno storico cantiere svedese, nato nel 1928, animato da Carl Anderson che fece da capostipite a tutto il distretto della nautica dell'sola di Orust (Sweden, Hallberg Rassy). Lo stesso Christoph Rassy, lavorò come apprendista nel cantiere Vindo negli anni Sessanta. L'imbarcazione ha navigato sempre nel mar Baltico e nell'arcipelago di Stoccolma con crociere anche in Finlandia e nei paesi Baltici. Dal 2014 è in acque italiane nell'arcipelago Toscano per nuove avventure. Powered by TCPDF (www.tcpdf.org)

KOALA

Lunghezza fuori tutto (m) 11.60 Anno di progetto Lunghezza in coperta (m) 11.60 Anno di costruzione 1981 Lunghezza al gall. (m) 9.50 Progettista Bigoin - Douvergie Larghezza massima (m) 3.60 Cantiere costruttore Manta - Viareggio Immersione di progetto (m) 1.90 Classe IOR One Tonner Materiale scafo Legno a fasciame classico Tipo armo Cutter Materiale struttura Materiale armo Anno ultimo refitting Porto armamento Cantiere refitting Numero velico 70

STORIA

La serie dei Koala nacque dall'idea del cantiere Nordcantieri di costruire in serie di barche adatte alle crociere a lungo raggio e a regate d'altura e oceaniche. La capostipite, il Koala 39, è un progetto degli architetti francesi Michel Bigoin & Daniel Duvergie, ai quali si devono disegni come il 74 metri Club Mediterranee di Alain Colas e il Pen Duick V di Eric Tabarly. Nordcantieri costruì anche il Koala 50 CS&RB, progetto di Robert Clark, che con Doi Malingri completò il giro del mondo piazzandosi ottavo. Nel 1976 l'evoluzione del Koala 39 dà vita al Koala 38, solo leggermente modificato. Alcune di queste barche hanno effettuato il giro del mondo e se ne trovano oltreoceano, altre sparse per il mediterraneo; si tratta infatti di una costruzione molto marina e robusta, di facile governo e sempre docile sull'onda. Nel 1980 un incendio distrugge il cantiere, ma gli stampi di Koala 50, Koala 38 e Koala 34 (ex Panda 34) si salvano e la società viareggina Manta li rileva presso i cantieri Costaguta di Genova e ne prosegue la costruzione fino al 1986. Koala è costruito da Manta nel 1981. Si riconosce bene, perché ha il segno caratteristico dei Koala 39 e 38: il "redan", un gradino sull'opera morta che toccava l'acqua al minimo sbandamento di pochi gradi e che avrebbe dovuto aiutare la stabilità e la portanza a velocità più alte, come per i motoscafi veloci. Naturalmente non serviva molto alle basse velocità di una barca a vela, o addirittura aveva una piccola resistenza aggiuntiva per aumento di superficie bagnata, ma è una sua caratteristica e fa parte della storia della progettazione. Powered by TCPDF (www.tcpdf.org)

LILL-YRSA

Lunghezza fuori tutto (m) 11.80 Anno di progetto 1930 Lunghezza in coperta (m) 0.00 Anno di costruzione 1931 Lunghezza al gall. (m) 0.00 Progettista Gustav Estlander Larghezza massima (m) 2.10 Cantiere costruttore n.d., Svezia Immersione di progetto (m) 1.60 Classe Skerry 30 mq Materiale scafo Legno a fasciame classico Tipo armo Materiale struttura Legno lamellare Materiale armo Legno Anno ultimo refitting 2008 Porto armamento Viareggio Cantiere refitting Gruppo Nautico ItalianoViareggio Numero velico S 143

STORIA

Lill-Yrsa, numero velico originale S-143, è stato costruito in Svezia nel 1931 su progetto di Gustav Estlander. Si tratta di uno Skerry 30 mq, una barca svedese stretta e lunga con caratteristiche boliniere eccezionali. Praticamente sconosciuta in Mediterraneo e tuttora attivissima nel Baltico, la classe 30 mq ha oltre 100 anni di età e - come le cugine da 15, 22, 40, 55, 75, 95, 120 e 150 metri quadri di stazza - è stata molto importante, e tuttora lo è, nei paesi Scandinavi. Si usa spesso la dizione Skerry Cruiser per indicare queste barche della classe in metri quadri. La parola è una traduzione del vocabolo svedese skaerga°rdskryssare che, a sottolineare le doti boliniere di questo tipo di imbarcazioni, significa "barca per bordeggiare nello skerry (arcipelago)". Ciò non toglie che qualche anno fa un 40 mq, poco più grande di questo, sia stato incontrato da uno dei nostri Consiglieri all'isola di Trinidad nel Mar dei Caraibi, dopo una traversata Atlantica! Nonostante l'aspetto fragile, i 30 mq erano considerati imbarcazioni sicure anche per navigazioni offshore. Infatti il grande storico Uffa Fox riporta che nel 1937 la classe fu accettata dal RORC per partecipare anche a regate d'altura. Un altro esempio fu quello del colonnello "Blondie" Hasler che trasformò il 30mq Tre Sang del 1934 in barca da crociera e regata d'altura, le alzò la tughetta, creò dei comforts (si fa per dire) e partecipò nel 1946 al campionato del RORC. Vinse il campionato nelle classi piccole ed arrivò terzo in classifica generale generando lo stupore del mondo velico ed introducendo il concetto che il dislocamento leggero, purchè costruito adeguatamente, era vincente in regata. Interamente costruita in cedro, verniciato a coppale all'interno e smaltato all'esterno, Lill-Yrsa è una barca bellissima. Ha un piccolo spazio vivibile interno, con due belle e lunghe cuccette in un ambiente che sembra il ventre di un violoncello. Naturalmente non c'è altezza in cabina, ma questo è lo scotto da pagare per avere una linea estremamente pura, slanciata e filante. L'albero in White Spruce è tuttora un perfetto strumento di precisione. Il ponte di Oregon Pine è stato ricostruito come l'originale nel 2001 a Fiumicino nel cantiere Porcelli, che ha ultimato nello stesso anno il restauro dell'imbarcazione che si è aggiudicata il secondo premio per il miglior restauro in Italia al TAN del 2002. Ribattezzata Hook dal suo penultimo proprietario, si è fatta notare per eleganza e velocità durante le ultime stagioni di regate per barche d'epoca e storiche. Passata nel 2008 nelle mani del suo attuale armatore, ha ripreso il suo nome originario e dopo una profonda e accurata ristrutturazione ha concorso al premio per il miglior restauro del 27° TAN. Powered by TCPDF (www.tcpdf.org)

LO SPRAY

Lunghezza fuori tutto (m) 16.20 Anno di progetto 1960 Lunghezza in coperta (m) 0.00 Anno di costruzione 1961 Lunghezza al gall. (m) 0.00 Progettista Franco Anselmi Boretti Larghezza massima (m) 0.00 Cantiere costruttore Cantieri Navali Picchiotti - Viareggio Immersione di progetto (m) 0.00 Classe Materiale scafo Legno a fasciame classico Tipo armo Ketch Marconi Materiale struttura Legno massello Materiale armo Legno Anno ultimo refitting Porto armamento Viareggio Cantiere refitting Numero velico

STORIA

Lo Spray è un affascinante motorsailer del 1960 che ha un sapore di antico. Sembra direttamente derivato da un progetto delle navette scozzesi di Mc Bryde degli anni 30 con quella bella sovrastruttura di teak e la prua alta e possente. Doveva aver studiato molto quelle forme classiche Franco Anselmi Boretti quando si dedicò al progetto di questo motorsailer. La costruzione è in mogano fu realizzata in maniera raffinata dal cantiere Picchiotti. Lo Spray è la barca che più di ogni altra rappresenta la nautica viareggina. Viareggio è sempre stato il suo porto di armamento e le sue manutenzioni e restauri sono sempre stati effettuati dal Cantiere Francesco Del Carlo. Nell'Ottobre 2007 è stato attribuito a Lo Spray il Trofeo Vele Storiche Viareggio per aver conservato meglio i dettagli e il fascino dei suoi interni. Attualmente è oggetto di lavori di restauro presso il Cantiere Del Carlo. Powered by TCPDF (www.tcpdf.org)

MABELLE

Lunghezza fuori tutto (m) 12.08 Anno di progetto 1972 Lunghezza in coperta (m) 0.00 Anno di costruzione 1973 Lunghezza al gall. (m) 0.00 Progettista Dick Carter Larghezza massima (m) 3.91 Cantiere costruttore Cantiere Sangermani, Lavagna Immersione di progetto (m) 2.00 Classe Materiale scafo Tipo armo Materiale struttura Materiale armo Anno ultimo refitting Porto armamento Cantiere refitting Lunatica Yachts - Marina di Pisa Numero velico 5695

STORIA

Mabelle fu l'ultima barca da regata costruita sotto lo stesso nome per Serena Zaffagni, una notissima yachtwoman, regatante negli anni 60-70. Fu progettata da Dick Carter nel 1972 e costruita da Sangermani per partecipare alle selezioni per l'Admirals Cup del 1973. Fu l'ultima barca costruita sotto la direzione di Cesare Sangermani padre. Dopo le selezioni, Mabelle divenne parte della squadra italiana ufficiale e partecipò al più grande evento della vela mondiale nel 1973 insieme a Sagittarius e Naif. Mabelle non ebbe fortuna e non riportò grossi risultati, forse per scarsa messa a punto. Nel '75 prese parte alla Middle Sea Race, poi la sua partecipazione alle regate si diradò. Oggi, molti anni dopo, Mabelle opera come nave scuola, sopra tutto in regata, e ed è ancora molto performante, Powered by TCPDF (www.tcpdf.org)

MADIFRA II

Lunghezza fuori tutto (m) 11.47 Anno di progetto 1973 Lunghezza in coperta (m) 0.00 Anno di costruzione 1974 Lunghezza al gall. (m) 9.24 Progettista Dick Carter Larghezza massima (m) 3.81 Cantiere costruttore Gallinari Immersione di progetto (m) 1.84 Classe IOR One Tonner Materiale scafo Tipo armo Sloop 10/10 Materiale struttura Legno massello Materiale armo Alluminio Anno ultimo refitting 2008 Porto armamento Cantiere refitting Tecnomar Fiumicino Numero velico I6130

STORIA

Completamente restaurata nel cantiere Tecnomar di Fiumicino (2006-08), e varata nel maggio 2008. Da allora ha partecipato al campionato invernale di Roma organizzato dal Circolo Velico Fiumicino. Nella categoria Regata veloce/terza classe, è arrivata prima nel 33° Campionato in IRC e ORC; ha vinto il trofeo challenge G Rossi "Mastro d'ascia" per due anni consecutivi (2014 e 2015). Powered by TCPDF (www.tcpdf.org)

MAKARA

ex Danuta

Lunghezza fuori tutto (m) 10.00 Anno di progetto 1964 Lunghezza in coperta (m) 10.00 Anno di costruzione 1964 Lunghezza al gall. (m) 7.80 Progettista Z.J. Milewski & M.F. Plucinski Larghezza massima (m) 2.55 Cantiere costruttore Danzica, Polonia Immersione di progetto (m) 1.90 Classe Materiale scafo Legno a fasciame classico Tipo armo Materiale struttura Legno massello Materiale armo Legno Anno ultimo refitting Porto armamento Viareggio Cantiere refitting Armatore Numero velico

STORIA

Makara fa parte della fortunata serie dei King's Amethist. Progettata e costruita in Polonia, è un tipo di imbarcazione che negli anni 60-70 riscosse un grande successo soprattutto in Germania, ma anche nel resto d'Europa. Costruita in legno con molta accuratezza vanta un comodo pozzetto centrale che rende comode e pratiche le manovre e la vita a bordo. Makara è anche una barca veloce e negli ultimi anni ha ottenuto ottimi risultati in regata. Con il suo primo armatore, nel 1970, ha compiuto il giro del mondo. Powered by TCPDF (www.tcpdf.org)

MAMOLA

Lunghezza fuori tutto (m) 9.10 Anno di progetto Lunghezza in coperta (m) 9.10 Anno di costruzione 1969 Lunghezza al gall. (m) Progettista Andre' Mauric Larghezza massima (m) Cantiere costruttore Constructions Navales N.Quere' & C.- Francia Immersione di progetto (m) 1.76 Classe Materiale scafo Legno lamellare Tipo armo Sloop Materiale struttura Materiale armo Anno ultimo refitting 2012 Porto armamento Cantiere refitting Numero velico

STORIA

Mamola è un esemplare di Super Challenger varato nel 1969, un importante progetto di successo della fine degli anni 60 di André Mauric. Vera piccola barca "vintage", è l'evoluzione di Challenger, di tre anni prima, a sua volta progettato e costruito basandosi sui successi enormi nella nautica popolare francese dei famosi disegni di Herboulot per la scuola dei Glenans. E' da lì che nasce la nautica da diporto "moderna" e aperta a tutti. Il Super Challenger fu considerato una barca di ottime qualità marine e di grande velocità. Ancora si piazzava bene nelle regate di circolo in tutti gli anni 80. La sua costruzione in lamellare e compensato era semplice, robusta e poco costosa. Dopo un periodo di appartenenza ad armatori veneziani, Mamola è stata in stato di semiabbandono dal 2000 al 2007, anno in cui inizia un lungo periodo di rinascita, durante il quale sono stati eseguiti tutti quegli interventi divenuti ormai essenziali per tornare a navigare in sicurezza. Dal 2012 è tornata in mare, navigando in prevalenza nell'Arcipelago Toscano.

MARGARET

Lunghezza fuori tutto (m) 14.31 Anno di progetto 1925 Lunghezza in coperta (m) 14.31 Anno di costruzione 1926 Lunghezza al gall. (m) 0.00 Progettista Johan Anker Larghezza massima (m) 2.65 Cantiere costruttore Anker & Jensen Werft, Norvegia Immersione di progetto (m) 2.00 Classe Metrica 8 SI Materiale scafo Legno a fasciame classico Tipo armo Sloop 3/4 Materiale struttura Legno lamellare Materiale armo Legno Anno ultimo refitting 2004-2005 Porto armamento Viareggio Cantiere refitting Cantiere Pezzini - ViareggioNumero velico 8 K4

STORIA

Margaret è un 8 Metri Stazza Internazionale disegnato nel 1925 da Johan Anker e costruito nel cantiere Anker & Jensen a Oslo, in Norvegia, per Sir Ernest Rooney, un armatore di 8 M metri, già medaglia d'argento in questa classe alle Olimpiadi di Parigi nel 1924. Il suo numero velico è K4. Lo scafo è in mogano e quercia con ordinate di mogano e acciaio. L'albero e il boma sono in spruce. Sir Rooney commissionò Margaret ad Anker alla fine del 1925. I disegni di Anker, disponibili al Norsk Sjøfatsmuseum di Oslo, riportano le date del 26 e 28 dicembre 1925. Il piano dei materiali, il piano delle forme e il piano velico sono stati preparati quindi in pochi giorni. Del resto Anker nel 1926 era al culmine della sua esperienza sul disegno degli 8 Metri. Regatante, disegnatore e costruttore era al tempo probabilmente il maggiore esperto di questa classe olimpica. Anker utilizzò i disegni per costruire due barche gemelle, Margaret (barca n. 300) e Rollo II (barca n. 295, attualmente Cecilie Lund, di stanza a Oslo). Rollo II difese senza successo la Coppa di Francia per la Norvegia nel 1926, con il suo progettista a bordo. Quando Sir Rooney acquistò Margaret mantenne il suo precedente 8 M, Emily, un disegno di Fife del 1924. Emily passò poi di mano a sua figlia Margaret. Per una curiosa coincidenza Margaret usa oggi un albero di spruce appartenuto a Emily negli anni '90. La barca ha passato gli anni venti nel Clyde, davanti a Glasgow in Scozia. Dalle foto dell'epoca, si riconosce il guidone del Royal Clyde Yacht Club. Dal 1933 al 1977 Margaret è appartenuta ai Ballantine, produttori di whisky che per tre generazioni si sono avvicendati al suo timone. Non per niente. l'unica concessione all'ambiente spartano sottocoperta è per 12 bicchieri da whisky. Di questo periodo si hanno notizie sporadiche. Nel 1946 Ian Rutherford pubblica un libro, At the tiller, che racconta la storia delle sue crociere intorno alle Ebridi a bordo di Pleiades of Rhum, un 8 M. del ‘26 molto simile a Margaret. A largo di Barra, un'isola a nord della Scozia, Clyde Rutherford incrocia Margaret : “era affascinante vedere Margaret scivolare a otto nodi quando noi con tutte le vele a riva non raggiungevamo i sei. Ci volle poco a cominciare a sognare che un giorno avrei posseduto un Otto Metri come quello e sarei stato in grado di navigare fra questi fiordi con tale grazia, velocità e facilità”. Il libro di Rutherford è stato un importante riferimento per il restauro di Margaret dato che contiene fotografie riprese dal pozzetto e degli interni. Nel 1948 il Principato di Monaco stampa una serie di francobolli a sfondo sportivo per celebrare la partecipazione del Principato alle Olimpiadi di Londra. Il francobollo che celebra la vela è tratto da un disegno di Dufresne che descrive cinque 8 M. in regata davanti al Principato. Questo francobollo è stato recentemente oggetto di studio da parte della rivista Watercraft Philately della Ships on Stamps Unit of the American Topical Association. Le barche disegnate sono Old Chap, Unity, Vim e, in terza posizione, Margaret, che quindi regatava in Mediterraneo prima del 1948. Nel 1968 la barca la barca fu venduta a Mr. Milne in Inghilterra e nel 1977 si spostò in Danimarca a Copenaghen restando di proprietà di un consorzio fino al 1989. Il nuovo nome era Conip e il numero velico D40. Nel 1990 passò nelle mani di Mr. Mesnel, un collezionista di barche d'epoca di Saint Malo. La barca riprese il nome originale e un numero velico: F40. Mesnel fece un restauro conservativo alla barca, rifacendo la coperta e adattando l'armamento alle dure condizioni bretoni. Il restauro fu curato da Guy Ribadeau Dumas, curatore di altri importanti restauri come Aile VI e Pen Duick, nel cantiere Labbé a Saint Malo, lo stesso che effettuò il restauro di Pen Duick di Eric Tabarly. Margaret partecipò, vincendo nella sua classe, alla Nioulargue del 1990 e del 1991 e poi fu tenuta a Saint Malo nel capannone che ospita la collezione di classi metriche di Mesnel. Nel 2003 è stata condotta dagli attuali proprietari in Italia dove ha partecipato alle regate dell'Argentario e in seguito tenuta all'ormeggio a Viareggio. Agli inizi del 2004, presso il Cantiere Pezzini di Viareggio, è stata sottoposta a un restauro filologico e conservativo. Un albero di spruce fedele alla Second Rule ha sostituito il Proctor installato a Saint Malo. Il piano velico è stato riportato alle forme originali: Margaret è stata disegnata pochi mesi prima lo sviluppo del "genoa jib" quindi il suo piano velico - come quello di Aile VI, Suzette, Emily e altri famosi 8 M Second Rule -prevede una grande randa, un fiocco al 100% e un rake di 87°. Il piede dell'albero e la mastra in coperta sono stati spostati per accogliere il piano velico originale. In base alle foto del 1926, è stato costruito un nuovo tambuccio. Durante la rimozione di quello non originale in bronzo è stato ritrovato il numero di iscrizione ai Lloyds di Londra 149354 e, su un baglio a prua, il suo registered tonnage. Powered by TCPDF (www.tcpdf.org)

MARGARETHE

Lunghezza fuori tutto (m) 9.38 Anno di progetto 1936 Lunghezza in coperta (m) 9.38 Anno di costruzione 1938 Lunghezza al gall. (m) 0.00 Progettista Bogh Larghezza massima (m) 2.62 Cantiere costruttore Bootswerf-Bogh Immersione di progetto (m) 0.00 Classe Materiale scafo Tipo armo Materiale struttura Materiale armo Anno ultimo refitting 2003 Porto armamento Viareggio Cantiere refitting Numero velico

STORIA

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MARIA SPERANZA

Lunghezza fuori tutto (m) 9.15 Anno di progetto 1963 Lunghezza in coperta (m) 9.15 Anno di costruzione 1963 Lunghezza al gall. (m) 0.00 Progettista Jack Laurent Giles Larghezza massima (m) 2.95 Cantiere costruttore Cantiere Merani, Civitanova Marche Immersione di progetto (m) 1.50 Classe Materiale scafo Tipo armo Materiale struttura Materiale armo Anno ultimo refitting 1994 Porto armamento Viareggio Cantiere refitting Cantiere Tomei - Viareggio Numero velico

STORIA

Maria Speranza è una piccola barca di legno di serie, come ancora se ne riuscivano a costruire nei primi anni 60, prima che l'avvento della vetroresina rendesse non competitive economicamente tutte le barche in legno. Ma, fino all'avvento delle fibre non convenzionali, i regatanti hanno sempre prediletto il legno, magari lamellare per contenere i pesi. La serie di cui Maria Speranza fa parte è l'Aliseo, una barca tutta italiana, stazzabile III classe RORC. Mauro Mancini, grande giornalista e navigatore, su una rivista nautica del 1964 la descrive, la prova in mare e intervista il giovane e entusiasta Merani, progettista e costruttore, figlio dei noti e seri costruttori. Merani cercò con questa piccola barca di vincere la guerra contro la vetroresina, mettendola sul mercato a prezzi competitivi, ma usando i migliori materiali e attrezzature - racconta Mancini, meravigliato della sua capacità di contenimento. Costava 4 milioni di lire alla boa, poco anche allora per un terza classe RORC. "L'Aliseo ha una bella linea, naviga bene, penetra nel vento - dice Mancini che la provò con grecale teso sottocosta e raffiche a oltre 30 nodi - non insacca nel maroso, ma ci scivola sopra rimontando". Ma perché - si domandava ironicamente Mancini - Merani non ha firmato il progetto con un bel nome inglese inventato al posto del suo? Così le barche si vendono molto meglio! Powered by TCPDF (www.tcpdf.org)

MARIA VITTORIA

Lunghezza fuori tutto (m) 13.90 Anno di progetto 1975 Lunghezza in coperta (m) 13.90 Anno di costruzione 1981 Lunghezza al gall. (m) 11.02 Progettista Sparkman&Stephens Larghezza massima (m) 4.05 Cantiere costruttore Se.Ri.Gi. Immersione di progetto (m) 2.50 Classe IOR Materiale scafo Vetroresina Tipo armo Sloop 10/10 Materiale struttura Vetroresina Materiale armo Alluminio Anno ultimo refitting 2005 Porto armamento Viareggio Cantiere refitting Cantiere Del Carlo - Viareggio Numero velico I-9355

STORIA

Quinta ed ultima di una serie di imbarcazioni prodotte alla fine degli anni '70 dal rinomato Cantiere Se.Ri.Gi. di Aquileia, Maria Vittoria naviga prevalentemente nell'Adriatico per i primi 10 anni di vita ottenendo importanti affermazioni in regate Internazionali, tra cui spiccano le due vittorie alla famosa "Rimini-Corfù-Rimini". Negli anni successivi si trasferisce nel Tirreno e anche qui non manca di vincere importanti regate tra cui la "Roma per 2" nel 1998. Rinnovata nella coperta in Teak, nell'opera morta e nell'opera viva negli ultimi anni continua la sua vita di crociere famigliari e regate nel Mar Ligure/Alto Tirreno dopo il suo trasferimento nel porto di Viareggio avvenuto nel 2002. Powered by TCPDF (www.tcpdf.org)

MARIAGANCIONA

Lunghezza fuori tutto (m) 8.28 Anno di progetto 1967 Lunghezza in coperta (m) 0.00 Anno di costruzione 1974 Lunghezza al gall. (m) 6.30 Progettista Hans Group - Paul Elvstrom Larghezza massima (m) 2.30 Cantiere costruttore Artecno, Tampere Finlandia Immersione di progetto (m) 1.30 Classe Materiale scafo Vetroresina Tipo armo Sloop 10/10 Materiale struttura Vetroresina Materiale armo Alluminio Anno ultimo refitting 2011 Porto armamento Cantiere refitting Valdettaro Numero velico Z-50

STORIA

Mariaganciona è un esemplare di H Boat, una famosa classe di imbarcazioni molto sportive e performanti, inserita tra quelle riconosciute dall'ISAF dal 1977. Ad oggi la classe è la seconda più vasta al mondo tra le barche a chiglia fissa ISAF: ben 5000 H Boat sono state costruite dal 1967. Il progetto è dello studio Hans poi modificato e aggiornato da Elvstrom. C'è un vastissimo calendario di regate per questo tipo, specialmente in nord Europa e nel Baltico. Sono attive associazioni nazionali in otto nazioni. Powered by TCPDF (www.tcpdf.org)

MARIELLA

Lunghezza fuori tutto (m) 24.08 Anno di progetto 1938 Lunghezza in coperta (m) 0.00 Anno di costruzione 1938 Lunghezza al gall. (m) 16.45 Progettista Alfred Mylne Larghezza massima (m) 5.06 Cantiere costruttore Fife of Fairlie Scotland Immersione di progetto (m) 3.14 Classe Materiale scafo Legno a fasciame classico Tipo armo Yawl Marconi Materiale struttura Legno lamellare Materiale armo Legno Anno ultimo refitting Porto armamento Cantiere refitting Numero velico

STORIA

Progetto di Alfred Mylne n.390 del 1938, l'imbarcazione fu varata dal prestigioso cantiere di William Fife III nello stesso anno per James Patterson. Fu venduta subito dopo al barone Ronald Teacher, titolare della famosa azienda scozzese di wiskey. Nel 1939 il Ministero della Marina inglese requisì Mariella per utilizzarla come nave di pattuglia della costa. In quel periodo, gli yacht venivano particolarmente utilizzati per pericolose missioni clandestine, e lo scafo in legno rendeva la navigazione più sicura dalle mine magnetiche. Nel 1946 il Ministero della Marina restituì la barca al legittimo proprietario e Teacher iniziò a utilizzare la barca per girare il mondo e gareggiare, per quasi 32 anni, nelle più importanti regate, tra cui il Fastnet Race negli anni Cinquanta, oltre a compiere più di una circumnavigazione. Mariella è una potentissima barca da regata e ha accumulato numerosissime vittorie ovunque nel mondo. Negli anni Settanta lasciò la Scozia per il Mediterraneo, passando attraverso tre cambi di proprietà prima di essere acquistata dal californiano Vincent Domenica. Dopo alcune regate nel sud della Francia e in Italia, Domenica fece gareggiare Mariella anche nelle acque dell'Est del mondo e fu anche restaurata nei cantieri neozelandesi McMullen and Wing. In seguito, ha partecipato - con numerosi successi - alla King's Cup in Thailandia, alla Singapore-Bali e alla Coppa Schooner a Sydney. Mariella è quindi approdata ai Caraibi, passando nel 1992 all'attuale proprietario, console italiano di Antigua e Barbuda, ottimo e agguerrito regatante. Da allora ha continuato a regatare, completando altre due circumnavigazioni e partecipando alle classiche regate in tutto l'Oceano Atlantico. Nel 2005 ha preso parte nella Transatlantic Challenge, da New York a Cowes, Isola di Wight. Tra le numerose partecipazioni, e rispettive vittorie, si ricordano importanti appuntamenti come la Antigua Classics, St Barths Bucket, Nioulargue, Settimana dell'Argentario, Porto Rotondo, Imperia. Nel settembre 2014 ad Antigua viene danneggiata da un uragano che strappa i suoi ormeggi e la sbatte contro una banchina in cemento. Il proprietario decide di spedirla a Viareggio ai Cantieri Del Carlo per le riparazioni e un accurato restauro, a seguito del quale, dopo il XII raduno VSV, salperà per traversare l'Atlantico e tornare al suo porto di base nell'isola di Antigua, Mar dei Caraibi. Powered by TCPDF (www.tcpdf.org)

MARIMAX

Lunghezza fuori tutto (m) 17.00 Anno di progetto 1970 Lunghezza in coperta (m) 0.00 Anno di costruzione 1970 Lunghezza al gall. (m) 0.00 Progettista Cantiere di Lavagna Larghezza massima (m) 4.60 Cantiere costruttore Cantiere di Lavagna Immersione di progetto (m) 1.74 Classe Materiale scafo Legno a fasciame classico Tipo armo Materiale struttura Legno massello Materiale armo Anno ultimo refitting 2014 Porto armamento Viareggio Cantiere refitting Cantiere Navale Del Carlo Numero velico

STORIA

Marimax, un motoyacht Admiral 700 costruito nel 1970 dal Cantierie di Lavagna, è stata acquistato nel 1973 dalla famiglia Di Martino di Pisa e fin da quella data la proprietà è sempre rimasta la stessa. La famiglia negli anni ha provveduto al perfetto mantenimento dell'imbarcazione, apportando nel tempo tre refitting importanti. Nel 2000 furono sbarcati i due motori di propulsione e ripristinato tutti i sistemi di bordo elettrici, elettronici, meccanici ed idraulici, con la supervione da parte del Registro Navale Italiano. Nel 2008 è stata rifatta la coperta, intervenendo anche su il ripristino dell'imbagliatura piu logorata sottostante. Nel 2010 è stato sostituito completamente il fasciame di mogano massello e nel 2014 è stato ricostruito per intero la battagliola di prua ed il suo capo di banda. La barca monta due motori di propulsione General Motors Detroit diesel (GM diesel 8V71). I lavori di restauro sono stati effettuati dal Cantiere Navale Francesco Del Carlo di Viareggio. Powered by TCPDF (www.tcpdf.org)

MELISANDE

Lunghezza fuori tutto (m) 10.00 Anno di progetto 1928 Lunghezza in coperta (m) 0.00 Anno di costruzione 1928 Lunghezza al gall. (m) 0.00 Progettista Alfred Westmacott Larghezza massima (m) 2.60 Cantiere costruttore Woodnutts, St. Hellen, Isle of Wight Immersione di progetto (m) 1.40 Classe Materiale scafo Legno a fasciame classico Tipo armo Materiale struttura Legno massello Materiale armo Legno Anno ultimo refitting Porto armamento Le Grazie (SP) Cantiere refitting Cantiere Chiavari Numero velico

STORIA

Alfred Wesmacott fu un ingegnere navale che si interessò da sempre alla progettazione e costruzione di imbarcazioni da diporto, generalmente di piccole o medie dimensioni. Il padre dirigeva un cantiere navale per naviglio maggiore sul fiume Tyne. Attorno agli anni 1880 possedeva uno yacht di 100 piedi di Camper & Nicholson, il Blue Bell. Westmacott si trasferì nel 1900 all'isola di Wight, dove creò il suo cantiere. Nel 1904 acquistò il cantiere Woodnutts, uno dei più noti del Solent, dove furono progettate e costruite molte ottime barche. Famoso il monotipo Solent Sunbeam. Negli anni 20 Westmacott disegnò e costruì alcune piccole barche molto belle e marine tra le 4 e le 8 tonnellate, spesso con poppa a canoa. Melisande è una di queste, costruita nel 1928 utilizzando il teak per la realizzazione di fasciame, tuga, pozzetto e interni. Ha un piano velico molto originale e molta ferramenta in bronzo ed in ferro ancora originale. In occasione del II Raduno Vele Storiche a Viareggio svoltosi nell'ottobre 2006, Melisande ha vinto il Premio Mopi per la più ampia e dettagliata documentazione storica raccolta dal proprietario. Powered by TCPDF (www.tcpdf.org)

MOPI

Lunghezza fuori tutto (m) 10.22 Anno di progetto 1950 Lunghezza in coperta (m) 0.00 Anno di costruzione 1953 Lunghezza al gall. (m) 0.00 Progettista Dante Ceschina Larghezza massima (m) 2.86 Cantiere costruttore P. Tarabocchia, Sanitaria Ceschina, Oggiate Olona Immersione di progetto (m) 1.70 Classe Materiale scafo Tipo armo Materiale struttura Materiale armo Anno ultimo refitting 2003-2005 Porto armamento Le Grazie - Viareggio Cantiere refitting Cantiere Del Carlo - Viareggio Numero velico

STORIA

Il Mopi fu commissionato sul finire del 1950 da Dante Ceschina al maestro d'ascia Pietro Tarabocchia dell'omonimo cantiere di Lussinpiccolo nella ex-Jugoslavia. Ceschina, conosciuto yachtsman italiano ed appartenente ad una nota famiglia milanese, fu anche il primo armatore del Toosa (attuale Manta), costruita e varata alla fine di aprile del 1935 a Lussinpiccolo nel cantiere Tarabocchia. Prima di commissionare il Mopi possedette anche l'Aloha, una piccola imbarcazione di circa sei metri anch'essa costruita da Tarabocchia. Il maestro d'ascia che a quei tempi era venuto via, volente o nolente, da Lussinpiccolo sicuramente più che volentieri aveva accettato di costruire il Mopi a Milano. Infatti il Mopi fu costruito ad Olgiate Olona, in uno dei capannoni dell'azienda sanitaria della famiglia Ceschina, e furono proprio gli operai addetti alla manutenzione dei telai a prestare il loro aiuto a Tarabocchia durante le varie fasi dei lavori. I disegni, come riferito dal figlio, sono opera dello stesso Ceschina e dell'amico Veneroni, altro appassionato di barche, sicuramente ispirati alle imbarcazioni americane dell'epoca e aiutati dall'esperienza di Tarabocchia. La costruzione, come riportato sul libro di bordo, iniziò il 15 Gennaio del 1951 e terminò con il varo allo YCI di Genova il 27 Aprile 1953, di cui Dante Ceschina era socio promotore. Nello stesso anno Ceschina iscrisse la sua barca nel Lloyd Register of Yachts di Londra con il n° 5128 e con il nominativo internazionale IILD. Per molti anni il Mopi ha navigato quasi tutte le stagioni estive e, come documentano belle immagini d'epoca, ha portato la famiglia Ceschina dall'arcipelago toscano, alla Corsica, alla Sardegna, alla costa ligure e quella francese. Nel 1979 Dante Ceschina lo offrì in dono allo YCI, ma purtroppo a causa degli impegni finanziari del circolo non venne accettato. Il 14 Giugno del 1979 Dante Ceschina vendette il Mopi al signor Antonio Amelotti, broker fiorentino residente a Genova. È ancora da ricostruire come e quando arrivò in Adriatico, sappiamo che nei primi anni '90 era del signor Oddone Avanzi che lo teneva nel porto canale di Ferrara. Nel '92 fu acquistato dai signori Lonati, che lo restaurarono presso la Marina del faro di Jesolo e parteciparono sotto il guidone de I Venturieri nel '93 alla Barcolana e al Raduno di Barche d'Epoca di Trieste, in questo periodo il Mopi fece base alla Marina del faro di Jesolo. Nel '95 lo vendettero alla famiglia Barabino che lo ha tenuto a Chioggia partecipando, sempre sotto il guidone de I Venturieri, alle edizioni '02 e '03 del Navalis e al raduno di Vele d'Epoca in Adriatico nel '99, '00, '01. Il 9 Novembre del 2003 il Mopi ha cambiato nuovamente armatori e, dopo pochi giorni, ha raggiunto con un trasporto via terra il cantiere Francesco del Carlo a Viareggio per un refitting completo, sotto la consulenza di Enrico Zaccagni e con la collaborazione di Filippo De Leonibus. Il 14 giugno 2004 il Mopi è tornato in mare. Powered by TCPDF (www.tcpdf.org)

NAMIB

ex BANZAI, ANTARES III

Lunghezza fuori tutto (m) 11.67 Anno di progetto 1966 Lunghezza in coperta (m) 11.67 Anno di costruzione 1966 Lunghezza al gall. (m) 0.00 Progettista Cesare Sangermani Larghezza massima (m) 3.27 Cantiere costruttore Sangermani Immersione di progetto (m) 1.80 Classe RORC-III Classe Materiale scafo Legno a fasciame classico Tipo armo Sloop 10/10 Materiale struttura Legno massello Materiale armo Legno Anno ultimo refitting 2012 Porto armamento Le Grazie Cantiere refitting in proprio Numero velico ITA 4562

STORIA

Secondo Cesare Sangermani, che di Namib è stato progettista e costruttore, la barca non ha avuto un passato famoso. E' stata di proprietà di un ricco appassionato che l'ha utilizzata nella Giraglia del 1967 con l'intenzione di vincere nella neonata categoria dei 12 mt. ma l'unica traccia di quella che probabilmente è stata la sua unica regata è una targa di partecipazione ancora oggi presente, ripulita e lucidata, nella zona carteggio. La barca è passata di proprietà al genero del ricco primo armatore e poi ad un orafo di Valenza Po. Nel corso degli anni incuria e mancanza di amore e passione l'hanno via via portata a uno stato di deperimento. "Nel settembre del 2010 - racconta Luigi Romenghi - abbiamo trovato l'annuncio di vendita su Internet. E' stato amore a prima vista! L'acquisto è stato fatto nel novembre 2010 e il conseguente restauro è iniziato a dicembre. La barca è stata alata presso una darsena sul fiume Magra dove abbiamo avuto la possibilità di effettuare personalmente buona parte del restauro. Per questo scopo Pietro, che ne è il proprietario, mi ha "nominato" armatore. Ho completamente svuotato lo scafo di tutti i suoi componenti: è rimasta a vista l'ossatura, le ordinate e il fasciame. Un bravo maestro d'ascia ha completamente rifatto la coperta, cambiato una diecina di ordinate (nella parte alta, appena sotto la falchetta), parecchi bagli e sostituito i primi due corsi di fasciame su entrambe i lati. Anche lo specchio di poppa è stato rifatto, il tutto rispettando le forme originali. Tutti questi componenti erano praticamente marciti in quanto nel tempo gli ombrinali, essendosi ostruiti, non permettevano lo scarico a mare dell'acqua piovana che inesorabilmente filtrava dalla coperta e inzuppava bagli e ordinate e fasciame. Tuttavia la barca era in grado di navigare tant'è che da Varazze, dove era ormeggiata al momento dell'acquisto, è stata portata a Spezia a vela. Sono stati ricromati, lucidarti e riverniciati tutti gli interni che erano comunque già in un buon stato di conservazione. Non c'è nessun particolare che non sia originale; solo il rullafiocco, uno dei primissimi Harken, è stato aggiunto probabilmente negli anni 70. Namib è stata varata, restaurata e luccicante, nell'agosto del 2012. Anche se non ho fatto il conteggio esatto, ho stimato di averci passato su circa 3.000 ore. Un ragazzo della Moldavia è stato il mio unico e valido aiuto per tutto il tempo (il maestro d'ascia ha terminato il suo lavoro nel febbraio del 2011). La barca è stata fortunata ad aver incontrato noi: probabilmente viste le sue condizioni e la crisi del periodo, un restauro "tradizionale" fatto da terzi professionisti avrebbe avuto un costo tale da "spaventare" gli ipotetici nuovi armatori; metro alla mano, poi, si tratta di una piccola "barchetta a vela" di 12 metri scarsi. Se si tolgono gli slanci di prua e poppa e la zona pozzetto e gavoni posteriori, rimane ben poco spazio per gli interni vivibili. Probabilmente avrebbe fatto una fine ingloriosa, magari a marcire definitivamente in qualche angolo di un qualche porto. E' stato un piacere e una grande soddisfazione l'averla "curata" e "guarita". E' un onore per me il poter pensare nel mio intimo: "l'ho salvata". Ciliegina sulla torta, Namib è anche "sopravvissuta" alla esondazione del Magra: parecchie altre barche intorno a lei sono finite in mare o disarcionate dai loro invasi. Una struttura in muratura che funge da spogliatoi e servizi le ha fatto da scudo e ma l'acqua limacciosa e fangosa del fiume è entrata nello scafo dal foro di scarico !!! L'ha allagata fino sopra alla immaginaria linea del pagliolato (che non c'era) per poi andarsene dal foro medesimo lasciando una spessa crosta di terra. Avevo già montato il serbatoio dell'acqua e tanti altri componenti in sentina e li ho dovuti smontare, pulire e rimontare. Tutta la sentina (e oltre) appena verniciata di bianco è stata pulita, carteggiata e riverniciata. Il rimontaggio e la regolzione dell'armo velico è stato effettuato da Fausto Bugliani, velaio di Carrara e capitano di Orion." Attualmente Namib è ormeggiata alle Grazie presso il Cantiere Valdettaro. Powered by TCPDF (www.tcpdf.org)

NAUSICAA OF HARWICH

ex GOLDEN GIRL, QUINAG

Lunghezza fuori tutto (m) 11.58 Anno di progetto 1966 Lunghezza in coperta (m) 11.58 Anno di costruzione 1966 Lunghezza al gall. (m) 10.23 Progettista Alan Buchanan Larghezza massima (m) 3.10 Cantiere costruttore G.F.Smeeth Immersione di progetto (m) 1.90 Classe Materiale scafo Legno a fasciame classico Tipo armo Yawl Marconi Materiale struttura Legno massello Materiale armo Legno Anno ultimo refitting Porto armamento La Spezia Cantiere refitting Numero velico 1375Y

STORIA

La storia recente di Nausicaa of Harwich è il risultato di un sogno infantile del suo giovane armatore - andarsene per i mari del mondo su una barca tradizionale - e di un fortunato incontro mentre studiava da mastro d'ascia a Falmouth. Costruita nel 1966 in un piccolo cantiere sulle coste est dell'Inghilterra su un fiume vicino Harwich, l'imbarcazione è stata progettata da Alan Buchanan per un gentleman inglese che l'ha battezzata Golden Girl. Lunga 38' e costruita interamente in legno, con fasciame in mogano e afrormosia su strutture di quercia con l'interno e coperta in teak, è stata realizzata secondo i più alti standard imposti da Lloyd Register (100A1) e ad oggi poche sono le modifiche dal suo varo. Il fornello a paraffina, i winch in bronzo, la stufa a legna, mancanza di frigorifero e tanti altri dettagli sono rimasti immutati, così come l'eleganza delle sue vele rosse e del colore azzurro dello scafo. Dopo una ventina d'anni dal varo, l'imbarcazione è passata alle cure di Dr. Nicholson, anche lui un gentiluomo dal Regno Unito, che le ha cambiato il nome in Quinag, una montagna in Scozia. A parte la manutenzione ordinaria e l'istallazione del nuovo motore (Perkins 4018), la barca è stata per 25 anni curata personalmente dal suo armatore. Ma come spesso accade, le persone invecchiano prima delle barche, e così anche Dr. Nicolson si è messo alla ricerca di chi potesse continuare a dare alla sua barca l'energia e l'amore necessari a farla continuare a navigare. Dopo lunghe trattative e qualche pinta di birra, Dr. Nicolson si convince finalmente che un giovane aspirante mastro d'ascia incontrato a Falmouth sia la persona giusta per prendere il timone della sua amata barca, che affronta all'inizio del 2012 un nuovo appassionante capitolo della sua storia con il nuovo nome di Nausicaa, principessa della mitologia greca, e di quello che è stato il suo porto dal giorno del varo. A 23 anni, il giovane armatore Pavel Car ha voglia di portare Nausicaa of Harwich a vedere il mondo. Con attenzione a limitare le modifiche per non alterare lo spirito originario dell'imbarcazione, installa nuovi strumenti di navigazione, incrementa le dotazioni di sicurezza e monta un panello solare, un timone a vento e un generatore, anch'esso a vento. Per più di 45 anni Nausicaa non si era mai allontana dalle acque che circondano l'isola del Regno Unito ma, dopo alcuni mesi di preparazione, è pronta a confrontarsi con l'oceano. E così nel giugno del 2012, insieme al altri due amici ventitreenni, Pavel e Nausicaa partono per nuove avventure in nuovi mari. Da Falmouth, passando per la baia di Biscaglia, lungo la costa portoghese fino alle Colonne d'Ercole, poi nel Mediterraneo fino a Barcellona, Nausicaa dimostra di essere in grado di affrontare navigazioni impegnative. Così a settembre dello stesso anno è il momento di affrontare l'Atlantico lungo la rotta Gibilterra, Porto Santo, Madeira, Canarie, Capo Verde, Barbados. Arrivata nel Mar dei Caraibi è poi la volta di Trinidad e Tobago, e di buona parte delle isole delle Piccole Antille fino a Dominica. Poi ancora Giamaica, Cuba, Bahamas. Infine nuova traversata atlantica con partenza da Bermuda, tappa alle Azzorre e rientro in Mediterraneo. Dopo più di 14 mila miglia, 14 mesi di navigazione continua, 22 paesi, 2 traversate oceaniche, 32 litri di rum, e senza un solo temporale, Nausica e Pavel gettano l'ancora a La Spezia. Pronti per nuove appassionanti avventure. Powered by TCPDF (www.tcpdf.org)

NINA V

Lunghezza fuori tutto (m) 14.65 Anno di progetto 1950 Lunghezza in coperta (m) 14.65 Anno di costruzione 1952 Lunghezza al gall. (m) 0.00 Progettista Jack Laurent Giles Larghezza massima (m) 3.45 Cantiere costruttore Cantiere Beltrami - Genova Immersione di progetto (m) 2.50 Classe Materiale scafo Legno a fasciame classico Tipo armo Cutter Marconi Materiale struttura Legno massello Materiale armo Legno Anno ultimo refitting 2008 Porto armamento Viareggio Cantiere refitting Cantiere Cecchi - Massarosa Numero velico

STORIA

Nina V è il progetto n° 182 di Jack Laurent Giles. Lunga 14,50 m, fu costruita dal prestigioso cantiere Beltrami nel 1952. Come riporta Yachting World Annual del 1954, il suo primo armatore Franco Mazzucchelli "non intendeva affrontare un intenso programma sportivo ma, in una regata tra Genova e Sanremo, Nina V fu in grado di battere Miranda IV". Essendosi questo altro celebre progetto di Giles del 1951 "guadagnato fin dalla sua prima stagione una prodigiosa reputazione", quello di Nina V fu così giudicato dalla rivista "un esordio promettente". Meno estrema della sorella maggiore, è stata una barca vincente specie in condizioni di vento forte e mare formato, come nell'edizione del 1957 della Giraglia, quando molti delle partecipanti furono costrette al ritiro. Nell'Albo d'oro della Giraglia si trova che Nina V ha vinto le edizioni del 1956, 1961 e 1963. Barca molto importante fino agli anni 70, poi buona barca da crociera di base nelle acque toscane, è ancora in ottimo stato strutturale ed ha subito nel 2007 un controllo e una revisione generale a Viareggio presso i Cantieri Francesco Del Carlo. Powered by TCPDF (www.tcpdf.org)

OENONE

Lunghezza fuori tutto (m) 15.00 Anno di progetto 1934 Lunghezza in coperta (m) 13.80 Anno di costruzione 1935 Lunghezza al gall. (m) 10.00 Progettista Frederik Sheperd Larghezza massima (m) 3.20 Cantiere costruttore Berthon Boat Co. - Lymington, UK Immersione di progetto (m) 2.20 Classe Materiale scafo Legno a fasciame classico Tipo armo Cutter Marconi Materiale struttura Legno massello Materiale armo Legno Anno ultimo refitting 2006-2013 Porto armamento Viareggio Cantiere refitting Cantiere Del Carlo - Viareggio Numero velico

STORIA

Su Yachting Monthly del maggio 1935 a pag.74 si annuncia che: "Oenone, di 16 t., progettata da Fredrick Shepherd e costruita per Mr. Wardrop dal cantiere Berthon Boat Co. sugli scali di Lymington è stata varata il 6 aprile e già armata attende il termine dei lavori". Nel 1936 la stessa rivista lancia un concorso per il miglior progetto per una imbarcazione di 30' al galleggiamento per una coppia - un uomo e la sua donna - senza marinai professionisti, ma con spazio per ospitare due amici. La barca deve avere la possibilità di essere portata in solitario, ma anche di avere buone chance in regata con equipaggio. Vengono presentati 29 progetti. Tra questi molti si ispirano a Oenone e Amokura, ambedue ultime creazioni di successo di Shepherd: lo slancio di poppa, l'armo, la doghouse e la cabina, la suddivisione degli interni ricordano gli ultimi progetti del grande Fredrick. I giudici di quel concorso erano Harrison Butler e Laurent Giles, il direttore della rivista era Maurice Griffith. Una piccola sorella di Oenone è Lively Lady, famosissima barca con la quale Sir Alec Rose compì le sue navigazioni attorno al mondo. Nel 1960 Oenone è a New York ed il suo armatore è James C. Ray. Non si conoscono ancora i dettagli della sua storia che porteranno questo bel cutter in Italia nel 1962, quando il suo nome verrà trasformato in Union. Dal 1977 la barca è in Sicilia nelle mani di armatori palermitani. Negli anni '80 Union fa un breve ingresso nell'appena nato mondo delle regate per barche d'epoca e si dimostra veloce. In buone condizioni fino al 1985, fu all'epoca iscritta all'AIVE. Lo scafo ha il fasciame in pitch pine e le ordinate in quercia bianca inglese. L'albero è stato costruito nel 1989 dai Cantieri Sangermani sui piani originari di Fredrik Shepherd. Gli interni in mogano dell'Honduras e le ferramenta in bronzo sono in gran parte originali. A partire dalla fine degli anni 80 inizia un graduale declino che a partire dal '98 la porta all'abbandono su un piazzale di cemento di Palermo. Dopo la sua partecipazione al primo raduno organizzato a Viareggio dalle VSV, nel 2005, Oenone è entrata in cantiere da Del Carlo per il suo restauro del secolo. I suoi eleganti interni e il mobilio, originali così come la tuga e l'osteriggio, sono stati restaurati con cura. Il ponte ormai troppo usurato è stato sostituito così come parti di 20 ordinate. I madieri sono nuovi e robusti e il suo fasciame è ormai solidamente avvitato con viteria in bronzo alle ordinate. Motore, impianti e sartiame sono nuovi. Finalmente nell'estate del 2013 Oenone ha preso il mare per una breve crociera di prova a la partecipazione al IX Raduno delle VSV. L'anno successivo sono arrivate le nuove vele. Il motto "Festina Lente" e la tartaruga a vela che si trovano come logo sui bozzelli di Oenone si adattano perfettamente ai lunghi tempi del suo meticoloso restauro. Powered by TCPDF (www.tcpdf.org)

OJALA' II

Lunghezza fuori tutto (m) 11.29 Anno di progetto 1972 Lunghezza in coperta (m) 0.00 Anno di costruzione 1973 Lunghezza al gall. (m) 0.00 Progettista Sparkman&Stephens Larghezza massima (m) 3.00 Cantiere costruttore Royal Huisman Shipyard, Vollenhove, NL Immersione di progetto (m) 2.00 Classe IOR One Tonner Materiale scafo Alluminio Tipo armo Materiale struttura Alluminio Materiale armo Alluminio Anno ultimo refitting 2008 Porto armamento Viareggio Cantiere refitting Cantiere Pezzini - ViareggioNumero velico K 4702

STORIA

"Magari!"...Così rispondeva ai suoi amici Charles Holland, inglesissimo gentiluomo e yachtsman, residente in Italia, quando gli chiedevano se avrebbe finalmente realizzato il suo sogno di sempre, quello di possedere una barca a vela. Quegli amici erano argentini e perciò, in quelle conversazioni, il "magari" era "ojalà". Ed è così che, a sogno realizzato, si sono chiamate le sue barche.

Ojalà II, è un elegante One Tonner, disegnato nel 1972 da Sparkman & Stephens e costruito nel 1973 in alluminio, in Olanda, dal Cantiere Royal Huisman. Il suo primo obiettivi è disputare la One Ton Cup, che in quell'anno si correva in Sardegna. Varata la barca in Olanda, dopo una settimana Charles Holland intraprende il lungo trasferimento, ma passando lungo le coste dell'Inghilterra realizza che sta per partire il Fastnet: in un appassionante fuori programma organizza un equipaggio con degli amici inglesi e partecipa alle dizione '73 della mitica regata!Malgrado le capacità sue e del suo ottimo equipaggio, in Sardegna Mr. Holland nulla può contro la maestria del vincitore, l'Ammiraglio Straulino su Ydra, e contro la grande innovazione di Ganbare, che proprio in quell'anno e in quella occasione, si è affacciata sulla scena internazionale dello yachting sportivo. Ojalà, in un certo senso, rappresenta uno degli ultimi disegni di purosangue IOR classico, prima della grande rivoluzione impressa da Peterson, sulle forme e sui pesi. Il suo palmarès è comunque di tutto rispetto e annovera la vittoria nel Campionato del Mediterraneo 1974, il 1° posto nella lunga del Campionato del Mediterraneo dell'anno successivo, le vittorie alla Giraglia 1975 e nella Middle Sea Race del 1976 e regolari piazzamenti entro i primi 10 della sua classe nelle tantissime regate disputate. Ma Charles Holland non era solo un accanito regatante. Nel suo dna c'era anche il marinaio e il navigatore. Dopo i primi quattro anni in cui ha disputato la gran parte delle regate indette nel Mediterraneo, Ojalà II entra nel Cantiere Beconcini di La Spezia, per un refitting e una moderata rivisitazione degli interni, atti a renderla più adatta al suo programma di crociere di medio e lungo raggio. Ed inizia così la sua seconda fase di vita: non c'è angolo del Mediterraneo in cui Charles non abbia gettato l'ancora di Ojalà. Nel 1978, varca anche i confini del Mediterraneo e, dopo il classico scalo tecnico alle Canarie, attraversa felicemente l'Atlantico. Incrocia nei Carabi e lungo le coste del nord America durante l'inverno 1978, per ritornare in Europa, via Azzorre, nell' aprile del 1979. Memorabili i quattro giorni di burrasca forza 8/9, durante i quali Ojalà II fugge in poppa verso le Azzorre attraversando una fortissima depressione e uscendone senza avere riportato il minimo danno. Nel 1995 il suo motore originale si arrende, dopo 22 anni di onorato servizio, lasciando Ojalà II alle sole vele, mentre si trova nel mare interno di Levkas. Da laggiù rientrerà a La Spezia, navigando esclusivamente a vela, in una delle sue più belle crociere. Se i suoi pesi, spessori e forme non erano più adatti alle regate di triangolo di alto livello, le hanno tuttavia consentito di percorrere decine di migliaia di miglia, in completa sicurezza. Ha attraversato gli anni in ottima salute, mantenendo la sua completa originalità, e ospita tuttora a bordo, se non più Charles purtroppo, sua moglie Anna Maria, attuale affezionata armatrice. Nel settembre 2008 Ojalà II entra nel Cantiere Pezzini di Viareggio per effettuare i lavori di rifacimento della coperta di teak sotto alla quale è stata saldata una lamina di alluminio. Grande attenzione a leggerezza e robustezza della struttura e alle caratteristiche di stabilità proprie del progetto di Stephens hanno guidato i lavori, nel rispetto del concetto di restauro e non di trasformazione. Sono state sostitute le attrezzature logorate in tanti anni e miglia di navigazione, revisionati verricelli e attrezzature veliche e lo scafo è stato tirato a lucido. Il 24 maggio 2009, con una bella festa nel delizioso giardino del cantiere Pezzini, gli amici della famiglia Holland e gran parte del suo storico equipaggio hanno brindato alla nuova livrea di Ojalà. Il Guidone delle VSV è stato consegnato alla armatrice Anna Maria Holland e si comincia già a scommettere sulle future sfide tra i tre famosi One Tonner delle VSV. Chi sarà più veloce tra Ganbare, Madifra e Ojalà ? Lo vedremo ai prossimi raduni!

ONFALE

Lunghezza fuori tutto (m) 12.10 Anno di progetto Lunghezza in coperta (m) 12.10 Anno di costruzione 1962 Lunghezza al gall. (m) Progettista Cesare Sangermani Larghezza massima (m) 2.84 Cantiere costruttore Cesare Sangermani - Lavagna Immersione di progetto (m) 1.90 Classe Materiale scafo Legno a fasciame classico Tipo armo Sloop Materiale struttura Materiale armo Anno ultimo refitting Porto armamento Cantiere refitting Numero velico

STORIA

Onfale è la quinta ed ultima barca di Lippo Riva, un armatore che, stufo della imperfezione dei regolamenti, chiese a Sangermani una barca che fosse solo veloce. Il risultato è portentoso, uno scafo terribilmente moderno per il 1962, stretto, basso di bordo, poco slanciato, con il timone separato dalla pinna di deriva.L'albero in alluminio e la coperta in tela anzichè teak permettono di tenere bassi il baricentro e il peso che è limitato anche per i canoni attuali; parliamo di 5700 chili. Per facilitare le manovre, i genoa erano murati su un corto bompresso (ora eliminato) che permetteva di tenerli all'esterno delle battagliole. L'armo è a sloop classico, con stralletto di trinchetta, il timone a barra. La barca, dopo aver vinto la Giraglia del 1963 nella sua categoria, e un gran numero di altre regate, non ha mai conosciuto declino. Tutti i suoi legni sono originali, così come il gabinetto, la bussola e tanti altri dettagli. Una vera barca classica. Powered by TCPDF (www.tcpdf.org)

ORION

ex SYLVANA

Lunghezza fuori tutto (m) 49.90 Anno di progetto Lunghezza in coperta (m) 44.20 Anno di costruzione Lunghezza al gall. (m) 27.85 Progettista Camper & Nicholson Larghezza massima (m) 7.20 Cantiere costruttore Camper & Nicholson - UK Immersione di progetto (m) 4.20 Classe Materiale scafo Legno a fasciame classico Tipo armo Materiale struttura Acciaio Materiale armo Legno Anno ultimo refitting Porto armamento Cantiere refitting Numero velico

STORIA

Tra gli yachts privati più prestigiosi del mondo, Orion, nata col nome di Sylvana, porta i suoi oltre 100 anni in maniera fantastica, grazie alla splendida costruzione di Camper & Nicholson. Tra i suoi più importanti lavori di restauro, quello del '78 da Valdettaro a Le Grazie, quello del '99 da Beconcini a La Spezia e quello del 2005 a La Ciotat, fra tutti il più approfondito. A questi si sono aggiunte le continue cure e manutenzioni volute dai suoi armatori ed effettuate da numerosissimi marinai che hanno calcato il suo vastissimo ponte in teak dal 1910. La costruzione di questa nave a vela è in composito, cioè strutture di acciaio alle quali si imbullonano le tavole di fasciame, nel suo caso di teak da 80 mm di spessore. I bulloni e i rivetti sono tutti in bronzo. Gli interni di Orion sono spettacolari con mobili, pannelli e dettagli in gran parte ancora originali. Orion partecipa attivamente e con grande successo alle manifestazioni per barche d'epoca in Mediterraneo. Powered by TCPDF (www.tcpdf.org)

PATIENCE

Lunghezza fuori tutto (m) 24.00 Anno di progetto 1931 Lunghezza in coperta (m) 20.00 Anno di costruzione 1931 Lunghezza al gall. (m) 0.00 Progettista Charles Nicholson Larghezza massima (m) 4.20 Cantiere costruttore Camper & Nicholson - Gosport, UK Immersione di progetto (m) 3.00 Classe Materiale scafo Legno a fasciame classico Tipo armo Cutter Marconi Materiale struttura Legno massello Materiale armo Legno Anno ultimo refitting 2006-2007 Porto armamento Viareggio Cantiere refitting Cantiere Del Carlo - Viareggio Numero velico 14

STORIA

Nel libro Sailing Seamanship & Yacht Construction del 1934 Uffa Fox - famoso architetto navale, storico e yachtsman dell'epoca - dedica alcune pagine a Patience definendola un ottimo esempio di yacht d'altomare inglese e lodandone, oltre al comfort, spiccate doti velocistiche e capacità di bolinare molto bene anche in condizioni di tempo duro. Costruita nel 1931 per H.E. West nel celebre cantiere Camper & Nicholson di Gosport su progetto di Charles Nicholson, Patience mostra subito una marcata predisposizione per la crociera veloce e per le regate d'altura. A pochi mesi dal varo si aggiudica infatti la vittoria in tempo reale del Fastnet e l'anno successivo, nel 1932, vince la Channel Race nella classe 35-60ft. Potente cruiser-racer di oltre 20 m sul ponte e 45 tonnellate di dislocamento, Patience è un cutter con armo Marconi, quindi "moderno" nell'attrezzatura, ma molto legato come forme e come piano di coperta ai cutter aurici del passato e alla filosofia progettuale che caratterizzava la produzione Camper & Nicholson dell'epoca. Nel 1935 viene acquistato del Senatore Leopoldo Parodi Delfino e prende il nome di Delfino; nel 1945 la proprietà passa al marito della figlia Carla, il Principe Alvaro Bourbon d'Orleans, armatore dell'imbarcazione sino al 1963. Nella seconda metà degli anni '60 inizia per il cutter un'epoca di navigazioni in mari lontani, prima nella zona di Panama e, tra il 1975 e la fine degli anni '80, alle Seychelles. Poi - dopo quasi sessant'anni di regate, crociere e avventurose navigazioni alla scoperta di nuovi oceani - per questa barca piena di storia inizia una fase di decadenza e di trascuratezza che la porta a finire in stato di abbandono in un angolo dei Cantieri Beconcini a La Spezia. Grazie alla determinazione e alla passione dell'attuale proprietario, nel 2003 a Viareggio inizia per Patience un profondo lavoro di restauro e ricostruzione, intrapreso in un primo tempo dal cantiere Darsena con il supporto dello Studio Faggioni, e proseguito in modo risolutivo nei cantieri Francesco Del Carlo, che nel giugno del 2007 la riconsegnano alla storia dello yachting dopo averla riportata all'efficienza e all'eleganza della sua giovinezza. Powered by TCPDF (www.tcpdf.org)

PREDATOR

Lunghezza fuori tutto (m) 7.50 Anno di progetto 1965 Lunghezza in coperta (m) 0.00 Anno di costruzione 1971 Lunghezza al gall. (m) 0.00 Progettista Camper & Nicholson Larghezza massima (m) 2.50 Cantiere costruttore CIMA - Roma Immersione di progetto (m) 1.54 Classe Materiale scafo Vetroresina Tipo armo Sloop 10/10 Materiale struttura Vetroresina Materiale armo Alluminio Anno ultimo refitting 2012 Porto armamento Cantiere refitting Numero velico

STORIA

Brigand 7.50 Powered by TCPDF (www.tcpdf.org)

SANS SOUCIS

ex VEDERSEIN, GENIE, SALAMAR, AMERADA

Lunghezza fuori tutto (m) 33.50 Anno di progetto 1955 Lunghezza in coperta (m) 0.00 Anno di costruzione 1935 Lunghezza al gall. (m) 0.00 Progettista Geer Hendel Larghezza massima (m) 0.00 Cantiere costruttore Abeking & Rasmussen Immersione di progetto (m) 0.00 Classe Materiale scafo Tipo armo Materiale struttura Materiale armo Anno ultimo refitting Porto armamento Cantiere refitting Numero velico

STORIA

Il progettista Geerd Hendel, nato nel 1903 ad Hamburg, emigrato in USA nel 1928, dopo aver lavorato nei migliori studi di progettazione (Starling Burgess, Sparkman & Stephens), ebbe uno studio a Camden nel Maine dove continuò a progettare fino alla fine della sua vita a 95 anni. Fu un grandissimo progettista di motoryachts. I suoi progetti sono al Maine Maritime Museum a Bath, Me. Sans Soucis nata come Vedersein, poi Genie, Salamar, Amerada fu costruita nel 1955 da Abeking & Rasmussen Boat col numero di costruzione #4996. Il cantiere Abeking & Rasmussen è stato il più importante della Germania, ed è ancora uno dei più importanti. Nel febbraio 2010 ha varato un motoryacht di 65m e nel 2009 uno yacht di 75m e uno di 78. Nel 2008 fu acquistata in Florida dall'attuale armatore e spedita al Cantiere Del Carlo per un restauro totale. Il vastissimo lavoro non è ancora terminato, ma la barca si può ammirare nel capannone di Del Carlo in via Pescatori. Powered by TCPDF (www.tcpdf.org)

SCILLA

Lunghezza fuori tutto (m) 7.64 Anno di progetto 1942 Lunghezza in coperta (m) 0.00 Anno di costruzione 1968 Lunghezza al gall. (m) 0.00 Progettista Tord Sunden Larghezza massima (m) 2.20 Cantiere costruttore Umberto Bergamini - Viareggio Immersione di progetto (m) 1.30 Classe Materiale scafo Legno a fasciame classico Tipo armo Sloop 3/4 Materiale struttura Legno massello Materiale armo Legno Anno ultimo refitting 2010 Porto armamento Viareggio Cantiere refitting ND Numero velico

STORIA

Scilla è una barca della famiglia dei Folkboat. Il progetto del Folkboat risale al 1942 quando l'autore, Tord Sunden con il suo lavoro vinse il concorso bandito nel 1940 dalla Royal Sweedish Sailing Association per lo studio di una piccola barca sui 7/8 metri, da realizzare in un gran numero di esemplari, che avesse una discreta abitabilità e ottime doti marine e fosse in grado di resistere bene nelle condizioni a volte impegnative tipiche della navigazione nel Mar Baltico. Questo progetto ebbe un notevole successo nonostante andasse contro corrente rispetto ai canoni classici delle barche scandinave dell'epoca che erano molto basse e strette, con grandi slanci e con un pescaggio elevato. La barca di Sunden era per quei tempi molto larga rispetto alle dimensioni, aveva la poppa molto inclinata con timone esterno, un pescaggio relativamente limitato e più della metà del peso totale concentrato nel bulbo per garantire una grande stabilità. Le misure del Folkboat sono: lunghezza 7,64 m, larghezza 2,20 m, pescaggio 1,30 m, peso totale 2.000 kg di cui 1.100 di zavorra esterna. L'armamento è a sloop con l'albero armato a 3/4 con sartie basse e diamante. La velatura è costituita da randa fiocco e spinnaker. Negli anni ne sono stati costruiti un gran numero principalmente in legno, data l'abbondanza di questo materiale nei paesi scandinavi, ma ultimamente si sono costruiti anche esemplari in vetroresina e con alberi in alluminio. Esistono flotte di Folkboat riuniti in Associazioni che fanno riferimento alla NFIA (Nordic Folkboat International Association) in numerosi paesi nordici ed anche in California a San Francisco ed in Canada. La costruzione di Scilla è iniziata nel 1966 a Viareggio, ad opera di Umberto Bergamini, titolare di un piccolo cantiere, personaggio molto noto ed apprezzato per la sua grande esperienza e capacità e per la cura che metteva nelle sue realizzazioni, che, pur essendo già parecchio avanti con gli anni e con un solo aiutante, si dedicò al lavoro con l'attenzione e la pignoleria quasi maniacale nella scelta dei materiali per le quali era conosciuto. I legni utilizzati per la costruzione sono la quercia per chiglia madieri e bagli, il frassino per le ordinate, il mogano per il fasciame, il teak per interni del pozzetto e coperta ed il silver spruce per l'albero. Tutta la ferramenta in acciaio inox è stata realizzata appositamente. La barca è dotata di un motore entrobordo Vire a 2 tempi da 7 HP. Scilla è stata varata nell'aprile del 1968 a Viareggio. Nei primi anni 70 è stato modificato il piano velico passando dall'originale armo a 3/4 all'attuale 7/8 con sartie alte e crocette ed eliminando il diamante, per usare, all'occorrenza , oltre al fiocco anche un genova per aumentare un po' la superficie velica altrimenti troppo ridotta per le normali condizioni di vento locali. Nel 2010 sono stati eseguiti alcuni lavori come la sostituzione della vecchia coperta in teak con una nuova e la riverniciatura di scafo ed albero.

STELLA POLARE

Lunghezza fuori tutto (m) 21.47 Anno di progetto Lunghezza in coperta (m) 21.47 Anno di costruzione 1965 Lunghezza al gall. (m) Progettista Sparkman&Stephens Larghezza massima (m) 4.89 Cantiere costruttore Cesare Sangermani - Lavagna Immersione di progetto (m) 3.20 Classe Materiale scafo Legno a fasciame classico Tipo armo Yawl Materiale struttura Materiale armo Anno ultimo refitting Porto armamento Cantiere refitting Numero velico

STORIA

Stella Polare, varata nel 1965, è la seconda nave a vela della Marina Militare Italiana realizzata interamente in legno e destinata ad essere una scuola per i giovani ufficiali. Su di essa i giovani militari sviluppano senso di responsabilità, istruzione marinaresca e attitudine al comando. Questa piccola nave-scuola ha una storia gloriosa alle spalle, fatta di coraggio e determinazione. Alla prima competizione d'altura, la Giraglia del 1966, vinse la storica regata e stabilì il record di percorrenza, imbattuto per diciotto anni, coprendo 243 miglia in 29 ore nette. Nel 1968 vinse la sua prima regata transatlantica sulla rotta Hamilton (Isole Bermuda) - Travemunde (Germania) passando a nord delle isole britanniche e competendo con le più agguerrite e sofisticate imbarcazioni oceaniche dell'epoca. Nella campagna di addestramento del 1970, Nave Stella Polare partecipò e vinse la classica Palma de Maiorca - Cabrera - Palma de Maiorca. Auspici migliori non avrebbero potuto verificarsi per la successiva regata, organizzata dalla Sail Training Association su un percorso di 1450 miglia e nella quale la barca italiana vinse in tempo reale e corretto contro ogni previsione. Negli anni successivi Nave Stella Polare ha continuato a cogliere numerosi altri successi. Nel 2011 vince il prestigioso Panerai Classic Yachts Challenge nella categoria Yacht Classici. Nel 2013 partecipa alla seconda tratta della Tall Ship Race, partendo da Tolone e giungendo prima in tempo reale a La Spezia. Powered by TCPDF (www.tcpdf.org)

SUAHILY

ex JADRAN

Lunghezza fuori tutto (m) 9.34 Anno di progetto 1963 Lunghezza in coperta (m) 9.34 Anno di costruzione 1964 Lunghezza al gall. (m) 0.00 Progettista Cirotto Sergio Larghezza massima (m) 2.62 Cantiere costruttore Maestro d'ascia Cirotto Sergio Immersione di progetto (m) 1.05 Classe Materiale scafo Legno a fasciame classico Tipo armo Sloop 10/10 Materiale struttura Legno massello Materiale armo Legno Anno ultimo refitting 2010 - 2011 Porto armamento Viareggio Cantiere refitting Numero velico

STORIA

Le ricerche sulla storia di questa barca sono tuttora in corso, in quanto la documentazione trovata a bordo è incompleta, non è stato quindi possibile ad oggi risalire a tutti i suoi proprietari ed approfondire le origini della sua costruzione. Costruita a Venezia dal Maestro d'Ascia Sergio Ciriotto nel 1963, come documenta una dichiarazione al Registro Italiano Navale fu probabilmente chiamata "Jadran", nome che appare nell'originale del certificato di stazza datato 1969 , ma conosciuta nell'ultimo trentennio con il nome "Suhaily" Il primo armatore risulta essere l'avvocato Ignazio Samperi. Primo presidente del Circolo Nautico Santa Margherita di Caorle, anno 1963, fondatore della famosa regata " 500 x 2 " purtroppo è scomparso da tempo. Nel 2014 si riesce a contattare il figlio Jadran Samperi, avvocato di Padova, che però non ricorda la barca in quanto piccolo, ma fornisce tre fotografie dell'epoca. Numerosi passaggi di proprietà portano la barca immatricolata a iscriversi alla fine degli anni '80 ne "i Venturieri" di Chioggia ; tuttora il presidente la ricorda. Egli infatti racconta di averla attribuita in un primo momento ad un progetto di Giles, ma una volta visionata l'opera viva notò l'assenza di chiglia lunga e il bulbo in legno con fondo in ghisa non proprio tipico dei suoi progetti. In quegli anni l'armatore milanese , ma residente in toscana, volle avvicinarsi ad alcuni amici, anche loro armatori, trasferendo l'imbarcazione in Arno probabilmente via terra. Appartenuta anche al rimessaggio in Bocca d'Arno fu acquistata da un ragazzo che, dopo molti lavori di manutenzione, intraprese un viaggio con il padre e la fidanzata durato cinque anni, durante i quali vissero alle Canarie e a Capo Verde e arrivarono fino in Senegal. La barca necessitava di alcuni lavori urgenti, fu imbarcata e riportata a Livorno in un rimessaggio del Calambrone che la comprò. Nel frattempo fu tolta la matricola ed il vecchio motore fu sostutito con un motore Fiat diesel, più potente vista la stazza. Tornò in mare ma accumulando uno stress generale, anche all'albero che ormai pian piano si era aperto nonostante le fasciature in resina. L'armatore e titolare del rimessaggio trovò un albero in alluminio di pari dimensioni e iniziò i lavori a scappatempo per poi abbandonarla nel piazzale. Fu notata dall'attuale armatore che, inesperto di materiali da usare ma con una buona manualità, accettò la sfida e intraprese una lavoro di sabati e domeniche durato due anni, con l'appoggio e l'aiuto della fidanzata. La tuga presentava da subito dei vecchi chiodi che provocavano infiltrazioni, il teak a poppa della coperta era saltato a causa di un fungo, ma tutto sommato niente di irreparabile. Riportata a legno nell'opera viva e parte dell'opera morta, con sorpresa tutto il fasciame era sano, come nuovo; dato però che la barca negli anni aveva sempre fatto acqua , su consiglio del maestro d'ascia Gavazzi, fu eliminata la vecchia calafata in stoppa, usando il suo metodo con silicone per calafata. E' stato riportato a legno il più possibile: come falechetta, tientibene, tambuccio , etc. il resto verniciato. Il salpancora manuale è stato sostituito con uno elettrico usato e adattato; l'impianto elettrico è nuovo grazie all'aiuto dell'elettricista del rimessaggio. L'albero in alluminio è stato montato mantenendo il vecchio, ma sano, boma in legno. All'interno il tavolino originale è stato restaurato. Mancano ancora delle rifiniture ma, in confronto al lavoro fatto dalla coppia ora è solo divertimento. Suhaily è ormeggiata a Viareggio e la coppia di armatori vi vive ogni fine settimana. Chissà forse un giorno l'albero in spruce originale ritroverà il suo posto. Powered by TCPDF (www.tcpdf.org)

TABU'

Lunghezza fuori tutto (m) 13.30 Anno di progetto 1968 Lunghezza in coperta (m) 0.00 Anno di costruzione 1969 Lunghezza al gall. (m) 0.00 Progettista Franco Anselmi Boretti Larghezza massima (m) 3.70 Cantiere costruttore Cantieri di Loano Immersione di progetto (m) 2.00 Classe Materiale scafo Tipo armo Materiale struttura Materiale armo Anno ultimo refitting 2008 Porto armamento VIAREGGIO Cantiere refitting Cantiere Tomei - Viareggio Numero velico

STORIA

Franco Anselmi Boretti fu un progettista dotato di grande ingegno e di spirito innovatore. Negli anni 60-75 tutte le sue barche avevano caratteristiche particolari che le facevano riconoscere da lontano. Tra le più famose, Dany Susy e Dany Liz, barche grandi per l'epoca - molto più larghe del tipo RORC all'epoca in voga e con pescaggio ridotto - che coi venti portanti riuscivano a raggiungere velocità molto elevate. Tabù, imbarcazione dalle linee più moderate, aveva invece un'altra innovazione: era munita di albero rotante a profilo alare incernierato sulla coperta. Una soluzione che abbiamo ritrovato molti anni dopo sui multiscafi da competizione. La barca è stata restaurata nel 2008 dal Cantiere Tomei di Viareggio. Powered by TCPDF (www.tcpdf.org)

TESSE

Lunghezza fuori tutto (m) 9.00 Anno di progetto 1964 Lunghezza in coperta (m) 0.00 Anno di costruzione 1965 Lunghezza al gall. (m) 0.00 Progettista Jack Laurent Giles Larghezza massima (m) 2.70 Cantiere costruttore Porter & Haylett - Wroxham Immersione di progetto (m) 1.50 Classe Materiale scafo Tipo armo Materiale struttura Materiale armo Anno ultimo refitting 2003-2005 Porto armamento Rosignano Cantiere refitting Cantiere Gavazzi - Castiglioncello Numero velico

STORIA

Costruita a Wroxham da Porter & Haylett nel 1965, Tesse è stata disegnata da Jack Giles su una precisa richiesta del primo armatore. Come scrive su un articolo pubblicato nel febbraio del 1966 su Yachting Montly, Tom Martin aveva insieme alla moglie una lunghissima esperienza di navigazione in crociera a bordo di un'imbarcazione diventata ormai troppo grande e impegnativa: l'esperienza e l'avanzare dell'età avevano affinato e reso molto precise le sue esigenze. In sintesi Martin chiede a Giles il disegno di una barca che avesse un armamento semplice, che fosse stabile in tutte le andature, facile e sicura da manovrare anche durante navigazioni impegnative. Chiese anche un pozzetto sicuro e accogliente e una prua simile alla sua precedente barca, che lo stesso Giles poi definì come "flaired bow", e che era stata già sperimentata anni prima sul Dorus Mhor. Di superfice velica modesta, Tesse ha sin dalle sue origini un guardaroba molto semplice: randa, genoa, spi e trinchetta su fiocco bomato. Nel corso degli anni la barca ha avuto diversi armatori, cambiando via via nome: è stata così Alannah of Alderney dal 1978, Grey Wanderer dal 1981, per poi tornare al suo nome d'origine nel 1983. Il suo penultimo proprietario, che ne è entrato in possesso nel 1990, ha navigato con Tesse dall'Inghilterra fino in Portogallo, Marocco e Spagna.Nel 2003, l'attuale armatore l'ha trasferita via terra dalla zona di Huelva, in Spagna, fino a Castiglioncello presso il Cantiere Gavazzi che nel 2005, a quarant'anni dal varo, ne ha concluso il restauro. Durante il raduno delle Vele Storiche a Marciana Marina di giugno 2008, a A Tesse è andato il Trofeo istituito dalla famiglia di Gerry Zaccagni - gentiluomo di mare, armatore per oltre trent'anni del celebre ketch Alzavola - come riconoscimento all'imbarcazione dalle migliori caratteristiche marine unite al fairplay del suo equipaggio. Durante le manutenzioni invernali del 2010, decidendo di controllare lo stato dell'albero, che era smaltato in bianco, è stata asportata la pittura e si è avuta una duplice sorpresa: il legno dell'albero era in ottime condizioni e si è scoperto che era stato costruito in Silver Spruce, legno pregiato e leggero. Così adesso l'albero è stato protetto con 10 mani di coppale trasparente e la raffinata costruzione fa bella mostra di se. Powered by TCPDF (www.tcpdf.org)

TIRRENIA II

Lunghezza fuori tutto (m) 22.00 Anno di progetto 1913 Lunghezza in coperta (m) 18.55 Anno di costruzione 1914 Lunghezza al gall. (m) 0.00 Progettista Frederik Shepherd Larghezza massima (m) 0.00 Cantiere costruttore H.R. Stevens Ltd - Southampton, UK Immersione di progetto (m) 0.00 Classe Materiale scafo Tipo armo Materiale struttura Materiale armo Anno ultimo refitting Porto armamento Cantiere refitting Ferluga e Luxich Numero velico

STORIA

Tirrenia II, ex Sappho, nasce da un progetto del grande Frederik Shepherd, un progettista che dal 1890 al 1939 disegnò 84 yachts, molti dei quali navigano ancora e mostrano le loro grandi doti di marinità, di abitabilità e di eleganza legate a buone doti velocistiche che permettono loro buoni risultati in regata. Shepherd è vissuto fino a 104 anni. Il nome di Tirrenia II le viene attribuito da Guido Fiorentino, già presidente della sezione napoletana del Regio Yacht Club Italiano che l'acquistò nel 1924. Il Regio Yacht Club Italiano, su proposta di Fiorentino, istituì la Coppa Tirrenia destinata allo yacht che nel corso dell'anno avesse compiuto la migliore crociera. Tirrenia la vinse nel 1927 e 1928, poi tra le altre fu assegnata a Dux, Jolande e Mizar. La consuetudine terminò con il conflitto mondiale. Dal 1992 appartiene a Gianni Loffredo, già presidente dell'Associazione Italiana Vele d'Epoca (AIVE), che la trovò nel Mar de Caraibi. Il suo restauro, uno dei primi effettuati con grande rispetto dell'originalità, fu eseguito da Ferluga e Luxich, prima che fondassero il Cantiere Alto Adriatico a Monfalcone sotto la supervisione di Carlo Sciarrelli. Dal 1993 ha navigato e partecipato a buona parte delle manifestazioni per barche d'epoca in Mediterraneo. Ora, in riposo nei Cantieri Del Carlo, attende nuove cure per tornare a navigare nel suo pieno splendore. Powered by TCPDF (www.tcpdf.org)

TOMIRA

ex HOBBI HORSE

Lunghezza fuori tutto (m) 11.25 Anno di progetto Lunghezza in coperta (m) 11.25 Anno di costruzione 1974 Lunghezza al gall. (m) Progettista Dick Carter Larghezza massima (m) 3.74 Cantiere costruttore Olympic Yachts Immersione di progetto (m) 1.95 Classe IOR One Tonner Materiale scafo Legno lamellare Tipo armo Sloop Materiale struttura Materiale armo Anno ultimo refitting 2015 Porto armamento Cantiere refitting CARM - Lavagna Numero velico ITA 6740

STORIA

Tomira, inizialmente immatricolata nel 1974 come Hobbi Horse, è un Carter 37, One Tonner costruito in serie dalla Olympic Yachts di Lavrion, in Grecia. Il suo progetto deriva dal disegno di Ydra, famosissimo One Tonner in alluminio costruito in Germania da Abeking & Rasmussen, con il quale nel 1972 Hans Beilken sfiorò la vittoria nella One Ton Cup a Sidney. La rottura di una sartia nella regata lunga la privò di un risultato apparentemente sicuro, con due primi e due secondi posti nelle altre quattro regate. Quando disegnò Ydra, Dick Carter aveva già nel suo palmarès tre One Ton Cup, una con Tina che aveva timonato lui, e due con Optimist, portato da Hans Beilken. La stessa edizione del 1972 sarebbe stata vinta da un disegno di Carter, la neozelandese Wai Aniwa, di proprietà del velaio Chris Bouzaid. Nel '73 Ydra di proprietà di Marina Spaccarelli Bulgari vinse la OTC a Porto Cervo, con Straulino al timone. Nel frattempo la Olympic Yachts aveva avviato la produzione dei Carter 37 in vetroresina e il primo esemplare costruito, Hylas, vinse nella propria classe al Fastnet del 1973. Oltre ad Ydra, alla One Ton Cup di Porto Cervo presero parte due Carter 37 in vetroresina, che erano stati charterizzati uno da un equipaggio australiano guidato da Syd Fischer e l'altro da Chris Bouzaid, detentore uscente della OTC: l'Ammiraglio Straulino vinse con due primi e tre secondi posti nelle cinque prove, Bouzaid si classificò terzo e Fischer quinto La carriera agonistica dei Carter 37 è stata lunga ed importante, in Inghilterra, Francia ed anche negli Stati Uniti; tra le barche vendute in Italia il risultato più clamoroso è stata la vittoria di Chica Tica II alla Cape Town - Rio de Janeiro del 1976. Tomira, ex Hobbi Horse, ex Crazy Horse, ha ricevuto il suo nome attuale dagli attuali proprietari. Non ha avuto una particolare carriera agonistica, solo qualche regata nel primo anno di vita. Come Crazy Horse ha soggiornato a lungo a Viareggio e poi è stato messo in terra a Marina di Pisa, dove è stata acquistata nel 2010 dagli attuali proprietari. Tra i meriti recenti di Tomira c'è l'aver riportato nel mondo della vela l’oggi ottantottenne Dick Carter, che ne era uscito totalmente alla fine degli anni settanta. Dick è stato al timone di Tomira a Velafestival 2015. Powered by TCPDF (www.tcpdf.org)

TUMMLER

Lunghezza fuori tutto (m) 12.50 Anno di progetto Lunghezza in coperta (m) 12.50 Anno di costruzione 1929 Lunghezza al gall. (m) Progettista Abeking&Rasmussen Larghezza massima (m) 2.80 Cantiere costruttore Abeking&Rassmussen Immersione di progetto (m) 1.60 Classe Materiale scafo Legno a fasciame classico Tipo armo Sloop Materiale struttura Materiale armo Anno ultimo refitting Porto armamento Cantiere refitting Numero velico GER 4414

STORIA

Tummler è un magnifico esemplare di Shaerenkreutzer (Skerry) 75 mq, progettato e costruito da uno dei più famosi cantieri del mondo: Abeking &Rassmussen. Queste barche, molto slanciate, basse di bordo libero, strette e con piano velico allungato, sono divise in classi distinte dalla superficie velica. Le più attive furono le classi dei 30, 50, 75 metri quadri. Esiste anche una classe di 120 metri quadri. La formula ebbe origine in Svezia e divenne molto popolare in tutto il Baltico. Una presenza importante anche in Germania e sui laghi Svizzeri. Tummler fu progettato nel 1929 nella classe 50mq, poi negli anni 30 venne modificato l'armo e rientrò nei 75 metri quadri. Powered by TCPDF (www.tcpdf.org) [[ TWILIGHT]] Lunghezza fuori tutto (m) 14.60 Anno di progetto 1979 Lunghezza in coperta (m) 0.00 Anno di costruzione 1980 Lunghezza al gall. (m) 0.00 Progettista Scott Kaufman Larghezza massima (m) 0.00 Cantiere costruttore Cantiere De Cesari - Cervia Immersione di progetto (m) 0.00 Classe Materiale scafo Tipo armo Sloop 10/10 Materiale struttura Materiale armo Alluminio Anno ultimo refitting Porto armamento Carrara - Punta Ala Cantiere refitting Cantiere Ornic Numero velico ITA-8978

STORIA

Il progetto di Twilight nasce dalla penna di Scott Kaufmann nel 1979, che ha fatto parte del prestigioso studio di Sparkman&Stephens, da cui in quegli anni verranno geminati alcuni dei più grandi progettisti di yachts da regata e crociera come Ron Holland,Tony Castro e German Frers. In quegli anni è' il progettista del momento, divenuto celebre per aver disegnato una delle più belle barche in circolazione in quel momento: America Jane. Vincitrice di numerose regate, ma soprattutto nota per le sue linee avveniristiche che si sposano meravigliosamente con il concetto del "bello". Il committente è Marcello Campagnano, colpito ed affascinato dopo la conoscenza del giovane americano presentatogli dal suo agente in Italia. Sul Girasole, il Sangermani di Campagnano, all'epoca è imbarcato Federico Nardi, personaggio che poi avrà un ruolo importante nel promuovere lo yachting d'altura in Italia e nel mondo. Il giovane skipper viene coinvolto dall'idea del suo armatore di costruire un'imbarcazione che deve stupire, collocarsi nella I classe IOR al limite della misura ed essere naturalmente un progetto veloce ma anche con caratteristiche di barca da crociera. La scelta del cantiere che la costruirà è obbligata: De Cesari. Al momento è il cantiere che da' maggiore affidabilità di tecnologia e di serietà realizzative. Comincia cosi l'avventura di proporre una barca che dovrà essere soprattutto innovativa. Nardi si butta a capo fitto nel progetto e praticamente si trasferirà da De Cesari per tutto il periodo della costruzione. Vengono scelti i migliori materiali costruttivi: lamellare di mogano per lo scafo e essenze adeguate per i bagli. Il ponte verrà fornito di attrezzature Lewmar e armato con un sistema custom made di verricelli e coffe grinder. Naturalmente sono in voga la grandi ruote che per Twilight raggiungerà un ragguardevole diametro di 1.80 mt costruita appositamente dalla Solimar. Il varo avverrà nel 1980, anno in cui un'altra barca di De Cesari, Cuordileone, si aggiudica la One Ton Cup. Twilight in acqua si pavoneggia nei suoi 14.60 mt x 4.45 ed è davvero l'erede di "America Jane"! Seguendo ancora il filone americano si decide di armare la barca con un albero di Stern e vengono a bordo gli uomini della North Sail. Roby Morgan, che sta invelando le barche del momento, in Italia trova in Campagnano un entusiasta seguace e viene deciso di portare a bordo il nr.1 dei timonieri che in quel momento esistono al mondo: Tom Blackaller, che poi diverrà il maestro di Paul Cayard. Famoso timoniere di Coppa America, Blackaller è il capo delle cosiddette "tigri della North Sail". Comincia cosi per Twilight un intenso programma di regate, frammisto ad indimenticabili crociere che porteranno la barca a cimentarsi sui massimi campi di regata del momento. A bordo passeranno spesso quelli che poi diverranno personaggi di spicco nel mondo dello yachting come Flavia Pischedda Balbo e Francesco Bortolotti della North Sails Italia. Indimenticabile sarà il match race che venne fuori nel 1982 all'apertura della stagione velica ad Alassio fra Twilight e Brava di Landolfi, dove Blackaller inflisse una delle più sonore sconfitte alla barca che vinceva ogni regata in quel momento. Negli anni successivi Twilight partecipò a una Middle Sea Race e a tanti altri appuntamenti, purtroppo penalizzata spesso dal suo alto rating. Nel 1986 è divenuta di proprietà dell'attuale armatore che l'ha gelosamente custodita facendola diventare la "barca di famiglia". Nel 2007 è vincitrice del Trofeo Accademia Navale Barche Classiche. Powered by TCPDF (www.tcpdf.org)

VALENTINA

Lunghezza fuori tutto (m) 10.78 Anno di progetto 1975 Lunghezza in coperta (m) 0.00 Anno di costruzione 1976 Lunghezza al gall. (m) 7.77 Progettista Gary Mull Larghezza massima (m) 1.87 Cantiere costruttore Cesare Sangermani - Lavagna Immersione di progetto (m) 1.66 Classe Metrica 6 SI Materiale scafo Legno a fasciame classico Tipo armo Sloop 3/4 Materiale struttura Legno lamellare Materiale armo Legno Anno ultimo refitting Porto armamento Cantiere refitting Numero velico 6 ITA 70

STORIA

Valentina è un 6 metri stazza internazionale costruito dai Cantieri Sangermani di Lavagna nel 1976 su commissione di Giuseppe "Pinetti" Masini, figlio di Enrico, storico cliente del Cantiere, già proprietario di Valentina VI, un prima classe IOR del 1972 progettato da Alan Gurney che ha partecipato nel 1977 alla seconda edizione della Whitbread Round the World Race con il nome "B & B Italia" giungendo nono assoluto. Quando i Masini, abbandonate le regate IOR nei primi anni '70 a causa delle continue polemiche sul regolamento di stazza, decisero di ritornare alla vela agonistica, si lasciarono conquistare dal fascino dei 6 metri S.I., dove un rigidissimo regolamento di stazza obbligava progettisti, costruttori, velai ed equipaggi ad adottare le soluzioni tecniche più avanzate e sofisticate già proprie dei fratelli maggiori di Coppa America (i 12 metri S.I.) ma se vogliamo ancora più esasperate viste le dimensioni più ridotte delle barche. L'idea era quella di partecipare alla famosa Six Metre Australian-America's Cup per sfidare i più forti del mondo. In quegli anni, gli statunitensi della costa occidentale la facevano da padroni. Una flotta agguerritissima regatava con i colori dello Yacht Club di S. Francisco, lo stesso Club che ha conteso a Luna Rossa la vittoria nella Vuitton Cup con America One. Ebbene il tattico che consigliava Paul Cayard nelle acque di Auckland, John Kostecki, lo ritroviamo campione del mondo di 6 metri S.I con St. Francis IX (US-120) a Marstrand nel 1989 e l'anno seguente campione europeo nelle acque di Porto Rotondo in Sardegna. Ma alla creazione del mito dei St. Francis (nome caratteristico dei 6 metri armati dallo Yacht Club di St. Francisco) ha contribuito in modo determinante anche Tom Blackaller che con St. Francis IV (US-95), progettato anch'esso da Gary Mull, vinse a Seattle il campionato del mondo nel 1973. Anche il magnate della comunicazione Ted Turner con il suo Ranger (US-112), anch'esso uscito dalla matita di Gary Mull, amava regatare sui 6 metri S.I. Nel 1979 Turner con il suo Courageous aveva difeso, vincendo, la coppa America, ma lo ritroviamo solo quinto nella Six Metre Australian-America's Cup svoltasi quello stesso anno a Seattle, edizione vinta dal grande asso svedese Pelle Peterson, al timone del suo Irene (S-104). Progettato anch'esso da Gary Mull, Valentina è lungo 10,776 metri, largo 1,872, con un dislocamento di 4 tonnellate di cui ben 3,184 di zavorra. Lo scafo, dalle linee di carena pulite ed eleganti, è realizzato con singolo strato di fasciame longitudinale verniciato a flatting, lasciando a vista il perfetto gioco di incastro delle tavole. Presenta due pozzetti, uno ridottissimo a poppa per il timoniere, mentre il secondo, ben più ampio, per l'equipaggio, ha due spoiler a prua dell'albero per limitare l'ingresso delle onde a bordo, e un piccolo trim-tab e si trova in fondo al bulbo. Caratteristica tipica delle barche metriche di Mull, che ha lavorato per molti anni nel celebre studio Sparkman & Stephens di New York, è il particolare slancio di poppa a "spillo" molto pronunciato, che rende più stabile la barca nelle andature portanti, punto dolente di questi piani dal baglio massimo così ridotto, che è diventata poi una sorta di firma del celebre architetto statunitense. Ogni singolo componente di Valentina è stato pesato per restare entro i rigidi limiti del regolamento di stazza che non ammette il minimo errore. La costruzione ha richiesto quasi 8000 ore di lavoro; nove operai hanno lavorato circa un anno per completare la barca, ed il risultato è stato un vero e proprio "mostro" da regata. Tutto il "fitting" di coperta, dai famosi verricelli speciali con le campane ridotte per fare minore attrito e con il particolare aggancio della maniglia da sottocoperta sino al "boomerang" posto a piede d'albero che razionalizza le manovre correnti, è opera di Warwick Tompkins, geniale attrezzista specializzato in 6 metri S.I. che lavorava a stretto contatto di Gary Mull. Le leggende dicono che questo signore già a quattro anni avesse doppiato Capo Horn. In cantiere ancora ricordano le sue famose dime di cartone che venivano affidate agli operai specialisti dell'officina, veri "maghi" dell'alluminio e dell'acciaio inossidabile, che componevano l'oggetto secondo progetto. Nel 1982, durante una regata sul lago di Ginevra, virando con vento molto forte, Valentina infila con la prua un'onda proseguendo la sua corsa verso il fondo del lago. Durante una ispezione casuale per lavori sul fondale del lago, gli addetti sul batiscafo individuarono la barca con ancora le vele a riva a 240 metri di profondità. Rimasta sul fondo del lago per oltre due anni, la barca fu recuperata con difficoltà notevoli. Con un grosso braccio meccanico, la barca viene agganciata dalla testa d'albero e al secondo tentativo il recupero riesce. La barca è in condizioni migliori di quanto si potesse supporre, a dimostrazione della bontà della costruzione. Il nuovo armatore decide comunque di rivolgersi al Cantiere Sangermani per un "refitting" completo che riguarda soprattutto il ripristino dell'attrezzatura visto che lo scafo necessita solo di interventi di verniciatura. Valentina ritorna quindi a Lavagna nel 1985 e divenne quasi subito la barca personale di Cesare Sangermani jr. Con i colori del Cantiere, nel 1986 partecipa al Campionato Europeo. Successivamente, con un nuovo armatore, ma sempre con Cesare Sangermani jr. al timone, vince le Regates Royales di Cannes nel 1995 e le edizioni 1996 e 1997 del Raduno Sangermani. Nel 1999 diventa di proprietà degli armatori di un altro Sangermani, il Samurai, ben conosciuto nel mondo delle regate d'epoca per le sue molte vittorie. Nello stesso anno partecipa al X Raduno Sangermani a Portofino, vincendo entrambe le prove entrambe le prove. Nel 2000, partecipa alla Six & Sky di Cannes, al Campionato Europeo dei 6 metri S.I. a St. Tropez, e alle Regates Royales di Cannes. A distanza di cinque anni si iscrive per la seconda volta il proprio nome nel palmares delle Regates Royales, dopo sei combattutissime regate con 5 vittorie di giornata. Nel 2003 partecipa ai Campionati del Mondo della classe 6 metri S.I., unico esemplare iscritto con scafo in legno, chiglia trapezoidale e timone con skeg in una flotta interamente costruita in materiali sintetici ed ispirata alle linee rivoluzionarie di Australia II che, nel 1982, introdusse il bulbo appeso con le alette stabilizzatrici. Nel 2004 e nel 2005 Valentina incide il suo nome sul prezioso Trofeo in argento Challenge Serbelloni. Powered by TCPDF (www.tcpdf.org)

VISTONA

Lunghezza fuori tutto (m) 18.00 Anno di progetto 0 Lunghezza in coperta (m) 16.35 Anno di costruzione 1937 Lunghezza al gall. (m) 12.60 Progettista Mcpherson Campbell Larghezza massima (m) 3.78 Cantiere costruttore M. Dickie & Sons Immersione di progetto (m) 2.29 Classe Materiale scafo Legno a fasciame classico Tipo armo Cutter Aurico Materiale struttura Legno massello Materiale armo Legno Anno ultimo refitting Porto armamento Cantiere refitting Numero velico

STORIA

Vistona è appartenuta a un ufficiale in pensione della Royal Navy e a una società di charter di Cannes. Dai primi anni settanta è diventata un'imbarcazione scuola al comando del Duca Gian Marco Borea d'Olmo. Fondatore del Centro Velico Altura e dei Venturieri di Chioggia, il Duca ha navigato a bordo di Vistona dal 1967 fino alla sua scomparsa, avvenuta nel 1999 all'età di 78 anni. Da quel momento i figli Gianbattista e Ottavia si sono presi cura di Vistona, che dal 2001 al 2004 è stata restaurata in Sardegna dal maestro d'ascia Marco Bonacina. L'armo a ketch bermudiano è stato sostituito da quello originale a cutter aurico. Vistona compie ogni anno circa 3000 miglia di navigazione e ha sempre preso parte al Trofeo Bailli de Suffren, la regata d'altura che collega St. Tropez a Malta, con tappa in Sardegna a Porto Rotondo