Articolo: MOONBEAM IV

Da NAUTIPEDIA.

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MOONBEAM IV

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Chi è appassionato di yachting classico sa bene quanto le barche di Wiliam Fife abbiano tutte un comune denominatore, un tratto che le distingue in lontananza, anche solo in silhouette, un qualcosa che gli scafi di altri designer possono avere o anche non avere, a prescindere dalla loro robustezza, velocità, marinità, pur eccellenti, ma che i Fife hanno come costante di sistema: l'eleganza, e per il piacere di chi ama queste linee slanciate e pure, la scorsa stagione di regate un'altro Fife ha raggiunto la flotta: Moonbeam IV.


  • SCHEDA TECNICA
  • Architetto/Costruttore: W.Fife Junior 1914-1920
  • Armo: cutter aurico marconi
  • Lunghezza f.t.: m 32,10
  • Lunghezza al ponte: m 29
  • Larghezza: m 5,10
  • Pescaggio: m 3,90
  • Dislocamento: 75.000 Kg
  • Superficie velica (bolina): mq 507,69
  • Restauro: Myanmar Shipyard, Birmania, 1999-2001
  • Maggiori informazioni: www.moonbeam1914.com

Già regata da anni in Costa Azzurra il MOONBEAM III, anch'esso progetto di W.Fife, e questo può indurre a chiederci quale sia stata la genesi della dinastia Moonbeam. In effetti essi appartennero tutti allo stesso armatore, l'avvocato londinese Charles Plumtre Johnson,che stabilitosi in Scozia, acquistò a fine '800 uno scafo già progettato e costruito dal famoso architetto W.Fife, il MOONBEAM 1858; l'evoluzione delle sue esigenze nautiche, per lo più crocieristiche, si concretizza in una seconda barca , costruita questa da White Brothers, nel sud dell'Inghilterra, su disegno di Sheperd, con cui naviga fino a che il richiamo della Clyde lo riporta al cantiere scozzese; MOONBEAM III , chiamato "of Fife" per distinguerlo dal precedente, viene varato nel 1903 e nella prima stagione di vita percorre non meno di 5000 miglia! Dopo il III, il IV, "of course"! Questa volta Johnson ordina una barca non solo comoda per la crociera, ma anche veloce per regatare, senza restrizioni di stazza ma grande per competere nella Big Class; pronta già nel 1914, Moonbeam IV passa lunghi anni in un hangar fino a quando nel 1920, rimarginate le ferite del conflitto, George V annuncia ufficialmente la ripresa delle attività di yachting riarmando il Britannia e portandolo alla Cowes Week. L'esordio di Moonbeam IV è eclatante: si aggiudica subito la King's Cup, performance che ripeterà anche nel '23. Il passaggio ad un altro armatore, Henry Sutton, segna anche un cambio di armo che diventa da aurico, aurico-marconi , un ibrido dove la controranda invece di essere armata con i propri picchi viene inferita sull'alberetto, che non è disassato come avviene normalmente, ma in linea con l'albero basso, con il risultato di avere più tela a riva e più rigidità; di per contro occorre sempre qualcuno sull'albero al momento dell'issata. La barca continua a correre fino agli anni '30 nelle varie regate a handicap e a Cowes, sempre con buoni risultati; nell'immediato dopoguerra la ritroviamo armata a ketch in Mediterraneo, convertita per il cruising; destino comune a tante consorelle, da Cambria a Candida, Astra, Lulworth etc. Nel 1950, acquistata dal principe Ranieri di Monaco e ribattezzata con il motto di famiglia, Deo Juvante, (con l'aiuto di Dio), accompagna la lunga luna di miele del sovrano e di Grace Kelly in giro per il Mediterraneo; è un armatore italiano, il conte Scotti, a riportare nel 1960 la barca al nome d'origine, dotandola anche di due nuovi motori e salvando, per quanto possibile, gli arredi originali ; a questa ultima proprietà segue un lungo periodo di declino, con il purosangue ormai decadente e utilizzato per charter nell'Egeo dove lo trovano e lo acquistano, nel 1995, John e Françoise Murray. A parte un periodo iniziale in cui il grande ketch viene utilizzato senza restauro alcuno, alle Régatés Royales 1996 per esempio, si fa strada lentamente l'idea di un rifacimento filologico; John Murray fa una scelta inusuale per un armatore europeo, ma abbastanza logica per chi, come lui, conosce tutto il mondo e sa navigarvi: per restaurare una barca in teak si va nel paese che produce il teak, dove si può spuntare un favorevole rapporto tra prezzo e lavoro e ,non ultimo, sia legno che metallo (l'ossatura di Moonbeam è in acciaio), vengono ancora lavorati manualmente, all'antica. Tre mesi dura il viaggio da Antibes alla Birmania, senza gravi inconvenienti nonostante il maltempo incontrato; al cantiere Myanmar Shipyard dopo uno smontaggio completo, ci si rende conto di quanto lo scafo si sia ben conservato: la copertura in rame dell'opera viva, sistema che verrà riutilizzato, ha permesso il recupero di circa il 95% del fasciame, tavole in teak lunghe 18 metri, spesse 5 centimetri. Fissata l'ossatura metallica ad una struttura temporanea per evitare ogni deformazione, a poppa vengono sostituite diverse ordinate in acciaio; l'approvazione dei Lloyd's sancisce la prosecuzione dei lavori che continua con la sostituzione di alcune tavole del fasciame, piegate a vapore e fissate con rivetti in bronzo, la posa dei bagli metallici e del nuovo ponte in teak su fondo di cedro. Sulla base dei piani dell'epoca viene ricostruito l'inconsueto armo aurico-marconi, con sartiame e manovre realizzate negli USA e poi spedite in cantiere; anche le vele sono identiche, salvo il materiale, a quelle del '27. Per gli interni è stata conservata la disposizione prevista da W.Fife ed una eguale sobrietà di arredo; partendo da prua si trovano gli alloggi per l'equipaggio, la funzionale cucina, il quadrato, un disimpegno con due cabine contrapposte a letti gemelli e bagno privato e la cabina detta "des dames" , dove due letti rialzati posti contro murata sono separati da un comò e affiancati a due divani e a un vanity; il bagno, piuttosto ampio, è dotato di vasca. Il legno utilizzato è padouk birmano schiarito, ricavato da uno stesso tronco per ragioni di omogeneità cromatica e tirato a cera con le vecchie tecniche: il risultato è spettacolare! Ovviamente sono stati aggiunti tutti i moderni accorgimenti elettronici per la sicurezza della navigazione, oltre che agli irrinunciabili frigoriferi, generatore, condizionatore mentre i due Rolls Royce sono stati rimpiazzati da un unico motore da 350 HP. Moonbeam IV , che suddivide le sue rotte tra un charter di lusso e il piacere della navigazione armatoriale è stata una delle star più ammirate dal suo arrivo sul circuito delle regate lo scorso anno: i suoi arrivi in boa, con il canto ritmato dei sette randisti per sincronizzarsi e cazzare l'enorme vela, sono famosi; altre quattro persone alle volanti basse, tre alle alte, cinque addetti alle vele di prua , skipper, tattico; una moltitudine insomma, con frequentemente un'alta percentuale di belle ragazze, che lavora freneticamente per far correre, e se possibile vincere, il vecchio "Raggio di luna", ormai rinato nel fisico e nell'anima.