STORIA DELLA PRODUZIONE DEI CANTIERI DI PISA

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STORIA DELLA PRODUZIONE DEI CANTIERI DI PISA

(DAL SITO, UFFICIALE - STORIA http://www.cantieridipisa.it/storia.htm)

1945

La storia dei Cantieri di Pisa inizia a Limite sull’Arno, luogo d’origine di una grande tradizione di maestri d’ascia, sulle rive del più importante fiume della Toscana. All’epoca del Secondo conflitto mondiale, durante la ritirata tedesca, quest’area era completamente devastata; molti artigiani, legati alla costruzione d’imbarcazioni civili e militari in legno, furono costretti a scappare e a rifugiarsi altrove – a Viareggio, a Donoratico - per poter continuare a lavorare. Non Gino Bini e Antonio Sostegni. I due, già impiegati presso Picchiotti, decisero anzi di restare e nel 1945 cominciarono a rilanciare un preesistente cantiere. Una scommessa che già pochi anni dopo si dimostrerà vincente: nei primi anni ’50 il cantiere si mette infatti in luce per la produzione di una serie di imbarcazioni per la Guardia di Finanza.

1956

Il punto di svolta è nel 1956. In quell’anno viene edificato il nuovo cantiere che domina ancora oggi la Darsena Pisana - sul canale dei Navicelli di epoca medicea - nell’ottica di progettare e costruire barche ancora più grandi. Nasce così il Cantiere Navale Italiano a Porta a Mare. Il prestigioso cantiere toscano, che ha lanciato fino ad oggi circa 600 imbarcazioni, la maggior parte a motore, lega il suo nome anche alla costruzione di barche a vela. Tra queste, TYRSA, un ketch di 20 metri costruito nel 1957 (la prima barca di questo tipo ad essere varata a Pisa) su progetto di Bruno Veronese, l’indimenticabile Capitano Black, RO-RO (1958-59), VAL II (1959), come anche VAL III - il ketch di 21 metri- varato nel 1965, nonché l’ultima barca a vela costruita dai cantieri pisani, più tardi ribattezzata con il nome di KALEA, e recentemente restaurata da Cantieri dell’Argentario.

1961

La continua espansione delle imbarcazioni a motore, in linea con la crescente domanda di barche maggiormente abitabili, conduce alla fine degli anni ‘50 allo sviluppo della produzione di yacht a motore e alla creazione di diverse e nuove serie, ciascuna chiamata col nome di un corpo celeste, seguito da un numero indicante la lunghezza in metri dell’imbarcazione. Solo con la serie Akhir sarà adottata la misurazione britannica espressa in piedi. Il primo yacht a motore, Jupiter, fu presentato nel febbraio del 1961 al Salone Nautico di Milano e seguito di lì a poco dalla serie Polaris. Con diverse decine di esemplari costruiti a seguito del considerevole successo, Jupiter e Polaris – che misurano rispettivamente 10 e 13 metri – si presentano con la caratteristica forma a V dello scafo e triplo fasciame in mogano.


1964

Nel 1964 è la volta di Super Jupiter e Super Polaris, modelli più grandi e contraddistinti dal flyng bridge supplementare, caratteristica che diverrà costante nei modelli a seguire. L’architetto Pierluigi Spadolini inizia a collaborare nel ‘61 con i Cantieri di Pisa, dando vita ad un nuovo percorso progettuale sulla barca a motore. I primi progetti affidati si limitano alle modifiche della sovrastruttura dello Jupiter (10 m) e del Polaris (13 m). Spadolini alleggerisce tutta la linea volumetrica: la tuga originale appariva massiccia e sproporzionata; egli riduce le altezze e propone una serie d’accorgimenti che conferiscono nuova scioltezza al progetto ed un migliore rapporto dimensionale tra tuga e flying-bridge.


1965

Gli anni ‘60 e ‘70 vedono il cantiere diversificarsi considerevolmente, come dimostrano le serie KAITOS, KITALPHA 14 e KITALPHA 15, imbarcazioni di 10 e 15 metri che offrono una formula decisamente pensata per la pesca d’altura. Nello stesso tempo lo sviluppo di barche ancora più grandi conduce alla creazione delle serie SATURNO, SUPER SATURNO, ATLAS e PEGASO.

1966

Amante del mare e appassionato di vela, l’architetto Pierluigi Spadolini continua la sua collaborazione con i Cantieri di Pisa, dando vita ad un nuovo percorso progettuale sulla barca a motore. Nel ‘66 progetta PEGASUS, cabinato di 21 m. Partendo dall’idea principale, quella di collegare e valorizzare timoneria e quadrato, e collaborando con la struttura produttiva interna, viene realizzato questo motor yacht caratterizzato da uno studio ben proporzionato di scafo sovrastruttura e flying-bridge, dall’ attenta progettazione degli oblò e dalla razionale ed elegante distribuzione degli interni.

1969

Nel 1969 il cantiere allarga la propria attività nella produzione di motoryacht con la costruzione del 21 metri Pegasus. Siamo negli anni Settanta del secolo appena trascorso. I corpi celesti dei Cantieri di Pisa - Polaris, Saturno, Jupiter, Pegasus, Kitalpha - suscitano grandi entusiasmi e confermano il prestigio del cantiere a livello mondiale.


1970

È in questo scenario che i Cantieri di Pisa decidono di dare un nuovo incarico a Pierluigi Spadolini, che riprende il suo personale discorso stilistico e la sua già collaudata metodologia operativa, per dare vita ad una serie che farà storia e mito: l’AKHIR, una nuova stella destinata a segnare la rotta della nautica italiana. Anche questa volta il nome scelto si ispira al mondo celeste. Achenar, infatti, è una stella blu luminosa - una delle più brillanti visibili nel cielo terrestre, nonostante sia piuttosto distante (144 anni luce) - appartenente alla costellazione di Eridanus.

1972

Nel 1972 il Cantiere Navale Italiano a Porta a Mare cambia nome e diventa l'attuale "Cantieri di Pisa". In questo nuovo contesto nasce l'AKHIR, un cabinato di 16 metri dalle linee severe ed essenziali. Interamente progettato da Spadolini e caratterizzato da un’immagine stilistica ancor più incisiva: la linea formata dalle vetrate e dalle prese d’aria elimina ogni possibile riferimento alle finestre di casa e segna un netto distacco tra tuga e fly, conferendo alla sovrastruttura un profilo allungato e tagliente. Anche gli interni sono studiati in modo eccellente: timoneria e carteggio sono inseriti in una zona dedicata alla comunicazione, con tavolo, divani e cucina. Tutti gli ambienti sono ampi e funzionali, con le cabine disposte in maniera originale e nuova.

1976

Il successo dell' AKHIR 16 e il desiderio di rispondere ad una domanda più specializzata spingono alla realizzazione del 1976 dell' AKHIR 19 e dell' AKHIR 20, due yacht del tutto simili al modello del '72 eccetto per una diversa collocazione e per una più ampia distribuzione degli spazi interni. Con il passare del tempo la gamma Akhir , apparsa da subito agli esperti come una pietra miliare nella produzione nautica, è stata naturalmente aggiornata dal punto di vista stilistico e strutturale con l'abbandono del legno a favore della vetroresina . Ma le geniali intuizioni di quel lontano 1972 e il design delle linee esterne sono rimaste inalterate nel Dna di una barca ancora oggi fedele allo stile originario.

1977

La stella dei Cantieri di Pisa continua a splendere nel firmamento della nautica e a segnare la rotta per tutti gli Anni ’70. E dopo i successi dell’AKHIR 19 e l'AKHIR 20, è l’AKHIR 30 – un trenta metri che debutta nel 1977 – l’imbarcazione che conferma l’impegno progettuale di Pierluigi Spadolini, attestando la dinamica di una ricerca stilistica che ancora una volta trova una formalizzazione talmente puntuale da divenire un punto di riferimento. Come nei precedenti Akhir, la zona della timoneria assume un ruolo privilegiato ed è situata con simbolica preminenza quasi nel centro ideale dell’imbarcazione, come cardine nella zona del quadrato, a sua volta molto esteso verso prua. Spadolini non solo segna l’unitarietà della sovrastruttura con le linee nette delle aperture vetrate fumé, ma ingloba anche gli oblò lungo lo scafo, in un segno scuro continuo che li annulla visivamente. Con questo accorgimento perviene ad una forma serrata ma filante, scandita da tratti scuri che trovano il loro contrappunto nell’albero di poppa.


1979

Questo 18 metri dal design profondamente innovativo, vede la luce nel 1979. Privato del flying bridge per valorizzare – come mai fatto in precedenza – la timoneria, appare fin da subito agli esperti del settore un “oggetto-barca” dalla linea agile e slanciata, più che un semplice natante. La volumetria dello scafo dell’Akhir 18, di grande proporzione, compatta e “asciutta”, eppure di implicito dinamismo (grazie anche agli stacchi scuri delle vetrate fumé) diventa così un nuovo punto di riferimento per lo yachting di alta gamma. Proprio questo equilibrio delle masse esalta l’idea di movimento e la percezione della velocità, suggerisce sportività ma senza rinunce, originalità senza ostentazioni. All’interno le finiture sono di altissima qualità; saltano ancora oggi all’occhio per le meticolose lavorazioni e la cura dei dettagli, dallo spigolo all’incastro. La propulsione di questo gioiello è affidata a due GM 12V71 da 675 cavalli l’uno, in grado di garantire una velocità di punta di 28 nodi.


1980

Le nuove tecnologie come la vetroresina all’epoca, non avevano spaventato i Cantieri di Pisa, ed anzi, furono affiancate ai processi costruttivi che hanno reso famosi i Cantieri, caratterizzati da un’invidiata competenza artigianale nelle costruzioni in legno. Vetroresina e legno convivono così sugli Akhir, garantendo una produzione che non doveva né voleva essere estrema, ma piuttosto equilibrata e un po’ speciale.


1986

Da sempre alcuni armatori prediligono comfort e funzionalità ad altre qualità, analogamente a chi allo spazio a bordo preferisce grandi prestazioni. Siamo nel 1986 ed è per riconoscere queste differenti esigenze che nasce la sorella sportiva dell’Akhir 22: l’ AKHIR 22 S, una barca che si è rivelata presto essere il giusto compromesso. La dimensione formale e l’equilibrio delle linee si sviluppano in entrambe le imbarcazioni, mantenendo lo stile tipico dei Cantieri di Pisa, unitamente all’ inconfondibile tratto che Pierluigi Spadolini aveva inventato nel ’77, con l’Akhir 30, poi sviluppato e diventato un punto di riferimento per lo stile di Pisa e per tanti concorrenti. Il 22 e il 22 S presentano lo stesso scafo, con carena planante in vetroresina e sovrastruttura costruita in compensato marino.

1990

Sobrio e deciso è l’ AKHIR 40, un altro capolavoro dei Cantieri di Pisa e di Pierluigi Spadolini, che nasconde dietro alla sua semplicità un attento studio di forme e proporzioni, apparentemente senza tempo, maturate durante la lunga collaborazione cominciata negli Anni ‘60. La prua si staglia alta sul mare mentre tre strisce di finestrature nere vanno a caratterizzare il profilo bianco, ancora straordinariamente attuale, dello scafo e della sovrastruttura. Un’imbarcazione degli anni ’90 che segnava un’importante tappa dei Cantieri di Pisa anche dal punto di vista della costruzione, infatti il primo Akhir 40’ venne costruito ancora totalmente in legno, mentre per i seguenti si adottò la costruzione in materiale composito, riducendo radicalmente i tempi di produzione a 18 mesi, rispetto agli oltre 30 precedenti. Akhir 40’ presenta delle soluzioni tuttora utilizzate ed enfatizzate da diversi cantieri moderni, pensiamo, per esempio, alle terrazze ricavate a poppa dei nuovi grandi yacht: nulla che i Cantieri di Pisa non avessero già proposto e sperimentato.


1995

Siamo alla fine degli anni ’90 e i Cantieri di Pisa, forti di una tradizione che poggia le sue basi nell’utilizzo e nella lavorazione del legno, presentano un’imbarcazione esemplare sia dal punto di vista della linea esterna come per quella degli interni: l' AKHIR 110 ’. In quegli anni le forme degli Akhir sono tra le più moderne che il mercato degli yacht di lusso propone, diretta evoluzione delle linee sviluppate per il cantiere da Pierluigi Spadolini. Gli arredi del 110’ non sono da meno, dimostrandosi sicuramente coerenti con le forme esterne della barca e per certi aspetti precursori dei tempi, grazie ad uno stile piuttosto semplice per l’epoca, ma soprattutto creato con abbondante uso di materiali naturali. Se per ebanisteria s’intende l’arte di comporre decorazioni utilizzando solo ed esclusivamente il legno, in svariate qualità più o meno pregiate, possiamo considerare l’Akhir 110’ SPYK un vero e proprio “capolavoro di ebanisteria”. Claudio Briganti e Toby Peter Schummer, gli interior designer, sono riusciti a creare un’atmosfera pregiata, esotica ma sobria.


2003

Fin dal 1972, quando fu varato il primo Akhir, i Cantieri di Pisa sono rimasti fedeli al loro stile senza mai abbandonare il design originale delle linee esterne sempre attuale e inconfondibile. Akhir 100' UNICA è un perfetto esempio di eleganza ed esclusività, a riprova della leadership qualitativa nella costruzione di motoryacht custom.

2005

I Cantieri di Pisa continuano la fortunata serie dell’ AKHIR 85 con la consegna di ISABEL. Il progetto, ricavato dall’evoluzione dell’Akhir 25 metri, sembra non sentire il peso degli oltre 7 anni di produzione, anni nei quali questo modello ha reso contenti tanti armatori. Con Isabel è bastato seguire alcune delle esigenze del cliente per dare un tocco nuovo al layout esterno, soprattutto con lo spostamento del tender dal ponte fly ad una zona coperta, una specie di grande cofano, davanti al parabrezza di prua. Questa nuova configurazione ha così creato una linea più pulita e maggiore spazio per il soggiorno e i bagni di sole nel ponte fly, assecondando una tendenza sempre più presente negli yacht di questa taglia, e a cui l’ AKHIR 85' ha saputo facilmente adattarsi senza nulla perdere del suo carattere, ma piuttosto guadagnando e dimostrando ancora una volta l’attualità del suo progetto.

2006

La mitologia giapponese narra di Kintaro, il “ragazzo d’oro” dalla forza incredibile. Cresciuto da solo nelle foreste del monte Kintoki, era capace d’imprese grandiose, sapeva parlare con gli animali e presto divenne un importante maestro di arti marziali. Il nostro KINTARO è uno yacht – lungo 39 mertri e largo 7,5 – progettato dai Cantieri di Pisa. Lo scafo grigio, pulito e imperturbabile, è dotato di 2 motori MTU 12V 4000 (da 2.774 HP) che permettono una velocità di crociera di 25 nodi. L’interior design è stato affidato all’architetto greco George Vafiadis. Lo stile è minimal, i colori sono delicati ed eleganti: tutto l’ambiente è caratterizzato da pannelli di teak con la venatura alternata, in orizzontale e in verticale, sempre in sintonia con gli ampi elementi laccati (cornici e pannelli) che conferiscono luminosità e freschezza a tutto l’insieme. L’illuminazione è calda e soffusa, ottenuta con faretti distribuiti nelle cornici del soffitto. La pavimentazione gioca sull’effetto chiaro-scuro del teak satinato, abbinato alla pietra calcarea.

2006

Il nuovo 145’ CAP DE QUERS, si aggiunge all’incredibile serie di queste barche. Con una lunghezza di 43,37 m per un baglio massimo di 8,30, il nuovo 145’ conserva linee sobrie e raffinate. Nato come evoluzione del precedente modello di 140’, il nuovo 145’ presenta una filosofia affine, soprattutto per gli interni. Questi sono stati realizzati dall’ufficio stile del cantiere, e sono caratterizzati da rivestimenti in teak sabbiato e sottoposto ad un trattamento scurente, con effetto-cera. I soffitti sono in pelle naturale in tutti i locali, fatta eccezione per i bagni, dove sono laccati. L’Akhir 145’ si sviluppa su tre ponti. Equipaggiato con due motori MTU 16V4000 da 3.700 CV, e dotato di stabilizzatori “zero speed” che riducono quasi totalmente il rollio anche all’ancora, l’Akhir 145’ CAP DE QUERS è un vero superyacht di lusso, in grado di una velocità massima di quasi 28 nodi e capace di grande autonomia alla velocità di crociera. Manovrabilità e tenuta al mare garantiscono ai passeggeri di questo mega yacht una navigazione in totale confort e sicurezza.


2007

Il mondo degli Akhir è particolarmente ricco. Non solo per il gran numero di barche prodotte, ma anche per le variazioni sul tema che i Cantieri di Pisa sanno, di volta in volta, proporre ai propri clienti. PARAM JAMUNA III è un AKHIR 105 veramente speciale, dallo stile a volte definito “new classic”, orientale o esotico, ma sicuramente uno yacht che si ricorda per le atmosfere che sa trasmettere e per la sensazione di relax in cui accoglie i suoi ospiti. La fortunata integrazione tra l’esperienza dell’architetto Gianfranco Di Pierri con lo stile di vita degli armatori, ha permesso ai Cantieri di Pisa di produrre uno yacht dove i confini di stile cadono per lasciare spazio a limiti meno definiti, quasi trasparenti e “svolazzanti”, come tende di lino mosse dalla brezza marina. Questa armonizzazione di stile si ritrova soprattutto negli interni, mentre le forme esterne e la sistemazione del ponte fly sono quelle tipiche degli Akhir, sapiente equilibrio di volumi e forme slanciate e moderne, che hanno reso queste barche inconfondibili e ancora oggi simbolo di modernità delle linee.

2008

Rivoluzione o evoluzione? Il nuovo Akhir 135’, come gli altri modelli della nuova gamma, levano ogni dubbio. Sarà difficile non riconoscerli in mare. Perché i nuovi Akhir hanno una personalità ben marcata e caratteristiche che li rendono unici. I cinque motoryacht (il 90’, il 108’, il 118’, il 135’ e il 153’) hanno infatti uno stile che evoca immediatamente quel family feeling che consente di riconoscere a colpo d’occhio una barca Cantieri di Pisa tra mille altre, con la consapevolezza però di essere davanti a uno yacht totalmente nuovo. E LAZY ME , primo Akhir 135' a scendere in acqua, di tutto ciò è la testimonianza concreta. Come gli altri modelli, il 135' è stato disegnato dall’architetto romano Carlo Galeazzi, che ha sapientemente reinterpretato gli stilemi dell’omonima gamma creata negli Anni '70 da Pierluigi Spadolini. Stilemi fondamentali delle barche del grande architetto toscano (come la fascia nera che riunisce tutti gli oblò) che sono stati ripresi per sottolineare una continuità con la tradizione, mentre due tagli longitudinali al di sopra e al di sotto del fascione rappresentano chiavi di lettura moderne.