Teak

From NAUTIPEDIA
Jump to navigation Jump to search

Il teak è un albero dal fusto grosso, diritto e cilindrico, che cresce fino ai 30-40 metri in altezza e fino a 1,5 m di diametro. Il tratto inferiore del tronco, sotto i rami più bassi, può superare anche i 10 m.

Le foglie sono opposte e molto grandi (da 30 a 60 cm), oblunghe, vellutate. Il teck perde le foglie nella stagione delle piogge.

I fiori sono raccolti in infiorescenze e sono bianchi e profumati. I frutti sono drupe rotonde, commestibili. Il teck fiorisce e fruttifica dall'età di 20 anni circa. Il legno ha un colore che varia dal giallo pallido al bronzo e tende a volte al rosso. Contiene una resina oleosa naturale che lo rende estremamente resistente. Non è attaccato neppure dalle termiti.

Esistono tre specie: Tectona grandis (Teak Comune) che è di gran lunga il più importante, con una profonda distribuzione in India e Indocina. Tectona hamiltoniana (Teak Dahat) che è una specie nativa della Birmania dove è in estizione. Tectona philippinensis (Teak filippino) che è nativa delle Filippine ed anche qui è in estinzione. La collocazione del genere Tectona nella famiglia delle Verbenacee è stata recentemente messa in discussione dall'analisi filogenetica. Secondo l'ultima classificazione APG il genere va spostato nella famiglia delle Lamiacee.

Il legno è usato nella costruzione di manufatti per l'esterno, ponti di navi, strumenti musicali come il didgeridoo e in tutti quei posti dove è richiesta una forte resistenza all'acqua. È anche usato, spesso abusato, per i parquet. Il teak si lavora facilmente ed ha un olio naturalmente prodotto dalla pianta. Esistono anche usi medicinali di questa pianta. Molti operatori ritengono questa specie legnosa la migliore al mondo. Le sue principali caratteristiche possono essere così riassunte: la rilevante durezza, la costante stabilità dimensionale, l'impermeabilità e la bellezza. Il teak cresce in foreste naturali della penisola indiana, in particolare in Myanmar (ex Birmania) ed in Thailandia (ex Siam). Le zone più adatte alla produzione sono quelle pluviali, dove si alterna sempre una stagione decisamente secca ad una fortemente umida, fra il 10° ed il 25° grado di latitudine nord, ad altitudini che raggiungono spesso i 1500 m s.l.m. (in Birmania sui monti Chin Hills).

In tempi abbastanza recenti sono state realizzate con buoni risultati piantagioni in Costa d'Avorio, Tanzania, Nigeria, Cameroun, Togo, Benin ed in America Centrale. I tronchi hanno una lunghezza che varia dagli 8 ai 15 m., ed il loro diametro oscilla tra i 50 ed i 100 cm. raggiungendo, in qualche raro caso, addirittura i 200 cm.

L'Alburno del teak è chiaro, mentre il Durame è bruno-dorato, con venature verdastre, a volte nere e grigie. Al tatto ed alla vista appare oleoso e con un caratteristico odore di cuoio vecchio. Contiene un'apprezzabile percentuale di silice ed è refrattario all'impregnazione, anche in autoclave.

La sua essiccazione all'aria è un processo piuttosto semplice, particolarmente per i fusti ai quali è stata praticata "l'anellatura di base". L'operazione, che viene effettuata ogniqualvolta si vogliano rendere i tronchi più galleggianti per farli fluitare facilmente, consiste nell'asportare un anello di corteccia in prossimità della base dell'albero per provocarne la morte in piedi. L'alimentazione risulta così interrotta avendo tagliato i canali principali di ascesa. Probabilmente l'effetto combinato di uno "svuotamento" del fusto, per gravità unito al consumo da parte delle foglie di ciò che rimane ancora a loro disposizione rende possibile una certa "pulizia" del tronco, che si libererà da molte sostanze coloranti assumendo, all'atto della segagione, un aspetto cromatico meno variegato.

Sopporta molto bene escursioni termiche, l'umidità, l'attacco della salsedine, e degli agenti atmosferici, condizioni che mettono al contrario a dura prova qualsiasi altro tipo di legno. Queste caratteristiche legate alla sue grande durezza, lo rendono uno dei legni più durevoli al mondo insieme al legno Ebano, Guaiaco e Bosso.

Proprio grazie a queste sue caratteristiche di bellezza, durabilità, resistenza, duttilità, e immarcescibilità, il teak risulta un legno eccellente per le applicazioni più diverse come costruzioni, mobili, interni, ma sopratutto coperte e supporti esterni.

Il teak giunse in Europa già agli inizi del secolo scorso, quando si scoprirono le sue doti eccezionali per l'impiego nell'industria navale. Infatti il teak grazie alla sua notevole resistenza alle intemperie viene oggi impiegato soprattutto nella realizzazione di ponti di navi (deck) senza richiedere alcun trattamento preservante. Altra sua particolarità molto importante è quella di non alterarsi a contatto con viti o ferramenta in genere. L'unico aspetto negativo è rappresentato dal prezzo piuttosto elevato, che ne limita l’impiego, ma è, d’altro canto, la specie legnosa più indicata ad utilizzi esterni.

Il teak di piantagione Particolare attenzione merita anche il teak di piantagione prodotto in Africa. In Costa d'Avorio i primi tentativi risalgono alla fine degli anni '20, quindi si possono trovare piante di circa 70 anni. II teak di piantagione, pertanto, cresce bene e con ottimi risultati nella fascia equatoriale e cioè nelle aree con caratteristiche simili a quelle di origine. È una pianta che cresce velocemente ed è molto resistente alle malattie.

Il teak viene attualmente utilizzato piuttosto di frequente anche nella produzione di pavimenti, di serramenti (note industrie venete stanno ottenendo eccellenti risultati con lamellari di teak di piantagione) e nella costruzione di mobili da giardino.

È utile precisare che la denominazione "Teak Siam" è di origine commerciale, è tuttora in uso e risale ai tempi in cui l'attuale Thailandia si chiamava Siam ed esportava gran parte del teak in Europa. Attualmente il Myanmar, un tempo Birmania, è il maggior esportatore di teak di origine naturale e si prevede che tra non molto tempo sopravviverà soltanto la denominazione di Teak Burma, dal momento che la Thailandia esporta il teak esclusivamente sotto forma di manufatti. Con Teak Burma si intende teak naturale proveniente dal Myanmar.


La durata del teak però non è eterna, anzi a contatto con le intemperie si autoconsuma per circa un decimo all'anno. Per cui, potratutto per i ponti ricoperti con Doghe e Comenti, si può preventivare una perdita di un millimetro ogni 10 anni. Ma i danni peggiori in conto longevità sono opera dei cantieri (che suggeriscono inopportune lamature),delle idropulitrici, dei prodotti chimici e spazzole a setola dura.

E' interessante sapere che la densità e la composizione del legno di teak non è uniforme e tra una venatura e l'altra il legno è più morbido. Pertanto con le spazzole o le idropulitrici si asporta la parte più cedevole lasciando in rilievo le costolature della venatura con un pessimo effetto ottico e pratico. Buona norma, quando si spazzola il teak, è di lavorare non nel verso delle venature ma a 90° rispetto alle stesse.