2004 12 Articolo: Basta motoscafi per Montezemolo Ceduta a Ferretti la quota Itama

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Basta motoscafi per Montezemolo

Ceduta a Ferretti la quota Itama

di Sandro Orlando

Tira proprio aria «di crisi» in casa Montezemolo. Al punto che il leader di Confindustria ha iniziato a vendere i primi beni di famiglia. No, non la villa di Pianoro, e neanche una delle sue Ferrari, ma addirittura il suo parco yacht. Per essere più precisi: il cantiere navale che li costruiva. Montezemolo ha infatti liquidato la sua partecipazione nella Itama, la prestigiosa società romana specializzata nelle imbarcazioni d'altobordo. Tre anni fa il presidente della Fiat aveva voluto festeggiare così il debutto in società del figlio Matteo, il maggiore dei Montezemolo boys. E gli aveva intestato il 5% nella Itama, la società di cantieristica navale famosa per i motoscafi d'extralusso. Si era trattato un pensierino da neanche due miliardi di vecchie lirette, che aveva però consentito a Matteo di esordire nel mondo degli affari, fianco a fianco con imprenditori del calibro di Francesco Trapani, amministratore delegato di Bulgari, promotore di Opera, il fondo d'investimento nel "made in Italy", partecipato tra gli altri anche dalla famiglia Berlusconi, e la cui idea è stata poi mutuata dal fondo Charme dei Montezemolo. O di Giovanni Malagò, il tombeur de femmes pariolino a capo della concessionaria più importante d'Italia, primo agente di Maserati e Ferrari, che tra una festicciola e l'altra trova anche il tempo di presiedere l'esclusivo Circolo canottieri Aniene, il vero club d'affari della Roma-che-conta. O di Alessandro Benetton, erede designato della dinastia di Ponzano Veneto (è il figlio di Luciano). Nel 2001 i Montezemolo, Malagò e i Benetton avevano infatti raccolto l'invito dell'amministratore delegato di Bulgari, partecipando all'aumento di capitale che aveva ridato ossigeno ai cantieri Itama, eternamente in rosso. La società di yacht fondata da Mario Amati era passata sotto il controllo del fondo Opera, primo azionista col 78%, mentre i tre amici e il management si erano spartiti il resto. E nel nuovo Cda era entrato il presidente di Confindustria. Dopo tre anni, e altrettanti aumenti di capitale per ripianare il deficit, la Itama continuava ad essere in perdita, a dispetto del giro d'affari in crescita (oltre 16 milioni). E così quest'estate l'allegra compagine ha deciso di gettare la spugna. I cantieri romani, con i loro 62 dipendenti, sono stati ceduti al gruppo Ferretti di Forlì, leader del settore con più di 2 mila addetti e un fatturato supereriore al mezzo miliardo. L'operazione è stata conclusa il 1 dicembre, ad una valutazione inferiore quasi della metà rispetto al prezzo pagato nel 2001 (17 milioni). Oltretutto i vecchi soci sono stati saldati con un pugno di azioni Impe Lux, la holding lussemburghese cui fa capo la Ferretti. D'ora in avanti i fuoribordo da 25 metri bisognerà pagarseli di tasca propria.

4 dicembre 2004 pubblicato su L'UNITA' nell'edizione Nazionale (pagina 15) nella sezione "Economia"