Differenze tra le versioni di "2010 05 Articolo: Arcadia 85, diversamente bella"

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Arcadia 85, diversamente bella
 
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Quando in un periodo di vacche magre come questo si vende una barca da quasi quattro milioni di euro dieci minuti dopo la sua presentazione in anteprima mondiale (e per di più a un salone minore), è il caso di porsi qualche domanda. O meglio, sarebbe il caso, perché una volta vista la barca, ogni domanda diventa superflua. In un panorama tutto sommato piatto com’è oggi quello dei megayacht, l’Arcadia 85 spicca infatti come un faro nella notte. Là dove gli altri cantieri allungano le finestrature, sfilano le linee d’acqua e affinano pozzetti e prue per rinnovare, Arcadia rivoluziona. Perché di una rivoluzione si tratta. L’Arcadia 85 con le sue linee spigolose e asciutte che, se non fossero così eleganti, avrebbero un che di militaresco; le sue straordinarie vetrate con pannelli solari integrati; il parabrezza dritto come un filo a piombo e la divisione degli interni volutamente non open space, rompe con tutti gli schemi più tradizionali, azzarda, osa. Per dirla alla Giovanni Vernia di Zelig, “spacca”. Ed è proprio quel che voleva Francesco Guida, il suo progettista. «Sono partito dal presupposto di far tornare la barca alle sue origini», spiega, «e ho volutamente seguito la logica della sottrazione, non quella dell’addizione. Questo non vuol dire una barca più povera, ma semplicemente più funzionale».  
    Quando in un periodo di vacche magre come questo si vende una barca da quasi quattro milioni di euro dieci minuti dopo la sua presentazione in anteprima mondiale (e per di più a un salone minore), è il caso di porsi qualche domanda. O meglio, sarebbe il caso, perché una volta vista la barca, ogni domanda diventa superflua. In un panorama tutto sommato piatto com’è oggi quello dei megayacht, l’Arcadia 85 spicca infatti come un faro nella notte. Là dove gli altri cantieri allungano le finestrature, sfilano le linee d’acqua e affinano pozzetti e prue per rinnovare, Arcadia rivoluziona. Perché di una rivoluzione si tratta. L’Arcadia 85 con le sue linee spigolose e asciutte che, se non fossero così eleganti, avrebbero un che di militaresco; le sue straordinarie vetrate con pannelli solari integrati; il parabrezza dritto come un filo a piombo e la divisione degli interni volutamente non open space, rompe con tutti gli schemi più tradizionali, azzarda, osa. Per dirla alla Giovanni Vernia di Zelig, “spacca”. Ed è proprio quel che voleva Francesco Guida, il suo progettista. «Sono partito dal presupposto di far tornare la barca alle sue origini», spiega, «e ho volutamente seguito la logica della sottrazione, non quella dell’addizione. Questo non vuol dire una barca più povera, ma semplicemente più funzionale».  
 
  
 
Vederla è un’emozione. L’emozione che si prova sempre davanti a qualcosa di davvero innovativo. Basta salire a bordo per capire che le sorprese non sono solo nelle linee. Dopo un pozzetto molto ampio, ma tutto sommato tradizionale, si entra in un salone completamente vetrato bellissimo da vedere perché non rompe la continuità con l’esterno, ma straordinario se lo si analizza da un punto di vista tecnologico. Tutte le vetrate superiori, quelle che formano il cielino, hanno infatti dei minipannelli solari firmati Schüco, annegati direttamente nel vetro. È la prima volta che questo sistema viene applicato alla nautica e, se la produzione di energia non è tale da permettere la propulsione della barca, quanto meno consente di starsene all’ancora con l’aria condizionata accesa e i generatori spenti. Ma i pannelli solari non sono l’unica novità.  
 
Vederla è un’emozione. L’emozione che si prova sempre davanti a qualcosa di davvero innovativo. Basta salire a bordo per capire che le sorprese non sono solo nelle linee. Dopo un pozzetto molto ampio, ma tutto sommato tradizionale, si entra in un salone completamente vetrato bellissimo da vedere perché non rompe la continuità con l’esterno, ma straordinario se lo si analizza da un punto di vista tecnologico. Tutte le vetrate superiori, quelle che formano il cielino, hanno infatti dei minipannelli solari firmati Schüco, annegati direttamente nel vetro. È la prima volta che questo sistema viene applicato alla nautica e, se la produzione di energia non è tale da permettere la propulsione della barca, quanto meno consente di starsene all’ancora con l’aria condizionata accesa e i generatori spenti. Ma i pannelli solari non sono l’unica novità.  
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Giuliana Fratnik  
 
Giuliana Fratnik  
  
Tratto da n. 5/2010
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Versione delle 17:01, 9 dic 2011

http://www.yachtonline.it/boat-review/arcadia-85

testo:

Arcadia 85, diversamente bella

Quando in un periodo di vacche magre come questo si vende una barca da quasi quattro milioni di euro dieci minuti dopo la sua presentazione in anteprima mondiale (e per di più a un salone minore), è il caso di porsi qualche domanda. O meglio, sarebbe il caso, perché una volta vista la barca, ogni domanda diventa superflua. In un panorama tutto sommato piatto com’è oggi quello dei megayacht, l’Arcadia 85 spicca infatti come un faro nella notte. Là dove gli altri cantieri allungano le finestrature, sfilano le linee d’acqua e affinano pozzetti e prue per rinnovare, Arcadia rivoluziona. Perché di una rivoluzione si tratta. L’Arcadia 85 con le sue linee spigolose e asciutte che, se non fossero così eleganti, avrebbero un che di militaresco; le sue straordinarie vetrate con pannelli solari integrati; il parabrezza dritto come un filo a piombo e la divisione degli interni volutamente non open space, rompe con tutti gli schemi più tradizionali, azzarda, osa. Per dirla alla Giovanni Vernia di Zelig, “spacca”. Ed è proprio quel che voleva Francesco Guida, il suo progettista. «Sono partito dal presupposto di far tornare la barca alle sue origini», spiega, «e ho volutamente seguito la logica della sottrazione, non quella dell’addizione. Questo non vuol dire una barca più povera, ma semplicemente più funzionale».

Vederla è un’emozione. L’emozione che si prova sempre davanti a qualcosa di davvero innovativo. Basta salire a bordo per capire che le sorprese non sono solo nelle linee. Dopo un pozzetto molto ampio, ma tutto sommato tradizionale, si entra in un salone completamente vetrato bellissimo da vedere perché non rompe la continuità con l’esterno, ma straordinario se lo si analizza da un punto di vista tecnologico. Tutte le vetrate superiori, quelle che formano il cielino, hanno infatti dei minipannelli solari firmati Schüco, annegati direttamente nel vetro. È la prima volta che questo sistema viene applicato alla nautica e, se la produzione di energia non è tale da permettere la propulsione della barca, quanto meno consente di starsene all’ancora con l’aria condizionata accesa e i generatori spenti. Ma i pannelli solari non sono l’unica novità.

Le vetrate stesse sono infatti state studiate dall’Università di Napoli perché assicurassero il massimo isolamento termico. Si tratta di una serie di sottilissimi vetri basso-emissivi, trasparenti e grigi accoppiati a formare un unico vetro che, incredibile a dirsi, consente di starsene seduti sul divano anche in una gloriosa giornata di sole senza che si crei l’insopportabile “effetto serra”. Insomma, l’Arcadia 85 è una barca che colpisce in modo deciso già pochi passi dopo la scaletta d’accesso. Una barca coraggiosa, che il mercato ha subito premiato. «In un momento come questo, in cui l’economia nautica non è proprio alle stelle, anche chi può permettersi una barca, difficilmente se la compra perché non ci sono in giro novità», spiega Daniele Coretti, direttore commerciale di Arcadia. «Quando invece ti imbatti in qualcosa di davvero diverso, scatta l’impulso di possesso. Proprio come succede con le novità tecnologiche». Ed è esattamente quel che è successo a questo 26 metri, venduto esattamente 10 minuti dopo l’apertura del Salone di Düsseldorf, dove era presentato in anteprima mondiale. Anche il layout esce dalla moda del momento. Dopo un pozzetto che è pensato per allegre navigazioni in compagnia e che ha guadagnato quattro metri di profondità grazie alla scelta di fare il parabrezza anteriore dritto, gli interni hanno invece una divisione più netta che prevede un salone (quello tutto vetrato), la cucina e un’insolita zona di prua dove plancia e tavolo da pranzo convivono in grande armonia. «Il cuore di questa barca è il pozzetto di poppa», spiega Ugo Pellegrino, amministratore unico del cantiere, «ma nessuno deve essere obbligato a navigare gomito a gomito con gli altri e la divisione degli spazi consente di rilassarsi in perfetta solitudine», conclude. Per la cronaca, l’Arcadia 85 ha cinque cabine doppie: tre matrimoniali e due a letti gemelli, oltre a due cabine equipaggio posizionate a prua e con ingresso indipendente. Se tutto questo non bastasse, gli arredi sono un’apologia di eleganza e semplicità made in Italy, firmati Cassina, Poltrona Frau e Cappellini, solo per citarne alcuni. Ma la cosa più bella, entusiasmante e positiva che ci ha colpito appena saliti a bordo erano le facce di Ugo Pellegrino, Francesco Guida e Daniele Coretti: raggianti, felici e soddisfatte come attualmente capita raramente di vederne in questo settore. Proprio come quelle dei bambini quando hanno in mano un giocattolo nuovo. Peccato che il loro sia già stato venduto.

Giuliana Fratnik

Tratto da Yacht Capital n. 5/2010